lunedì, 04 gennaio 2010

Il rimedio per la sofferenza

 
Il mio ingresso nel mondo delle arti marziali avvenne piuttosto tardi, a diciannove anni. Quei poveracci dei miei genitori tentarono di tutto, calcio, ciclismo, mountain bike e ormai avevano perso ogni speranza. Lo ammetto, ero un secchione occhialuto e sovrappeso. Con i bulli non ebbi mai particolari problemi, tirai e presi botte giusto tre-quattro volte ma niente di che. Imparai che la politica del farsi i cazzi propri funziona abbastanza bene ma non sempre, mi creai un per così dire “codice d'allerta”. Se uno veniva da me deciso a importunarmi, la prima volta lo avvisavo, la seconda lo minacciavo, la terza passavo alle mani.

TrunksIl primo sintomo del cambiamento fu un amico che mi propose di iscriverci a fare arti marziali. Mai mi venne in mente di chiedermi perchè proprio quello; peccato che nella mia ignoranza presi la scellerata decisione di concedermi sei mesi di body building. Divenni solo più grosso e più lento di quanto già non fossi. Quindi decidemmo di andare a vedere con i nostri occhi cosa ci sarebbe piaciuto fare. Era il periodo di massimo furore della kickboxing grazie all'esempio di quel grand'uomo del Taricone. Scartammo immediatamente quelle discipline classiche come kung fu, karate e tae kwon do, nonostante la notevole leggiadria di alcune alunne, ma giravano storie del tipo che ti mettevano in spaccata a freddo alla prima lezione, gli atti di nonnismo verso le cinture più basse ecc...mentre la kickboxing aveva dalla sua la forza dell'informalità, della resa in tempi piuttosto brevi e inoltre TUTTI sapevano cosa fosse!
E onestamente non mi andava di mettermi in kimono o come altro lo chiamano.

Entrammo in questa palestra che aveva due sale da allenamento oltre quella pesi. Come ambiente niente male; In una si stava svolgendo una lezione di kickboxing, piena come un uovo; la mia attenzione però si catalizzò quasi subito sull'altra sala, solo tre allievi e l'istruttore che usavano i doppi bastoni. Mi colpì subito il nero funereo delle divise su cui campeggiava una scritta misteriosa: Jeet Kune Do! Il gestore della palestra mi mise in mano un foglietto (ce l'ho ancora!) in cui era descritto a grandi linee cosa era e come si articolava una lezione di JKD-Kali. La volta successiva decidemmo di provare una lezione. Tutto perfetto, l'istruttore e gli altri allievi si dimostrarono in gamba e riuscirono a entusiasmarci.

Nel gennaio 2001 iniziai il mio cammino per la via d'intercettare il pugno. Non so perché, ma presi la cosa molto sul serio, oltre a non perdermi una lezione a casa mi esercitavo, cercavo sempre qualcuno con cui allenarmi, presi a fare ginnastica per rinforzarmi e stretching per sciogliermi, fisicamente ero messo maluccio. Qualche tempo fa mi chiesi cosa mi spinse. Compresi che lo facevo per una semplice ricerca interiore. Non avevo fiducia in me stesso e non riuscivo a bluffare come tanti altri. Comunque i risultati non tardarono ad arrivare; dopo due mesi feci il primo round di sparring con l'istruttore, presi una passata di smatafloni che me la ricordo ancora, nonostante un high kick preso in pieno che letteramente spense il cervello per qualche istante, ma, cosa per me totalmente inedita, mi “incarognii”. Invece di tirare i remi in barca e di raccontarmi “non fa per me” presi ad allenarmi più di prima, cercavo di fare gli esercizi di coppia sempre con qualcuno più esperto, cercavo per quanto possibile di spiarne i movimenti, diventare bravo era ed è ancora il mio unico scopo.

Alla fine dell'anno sportivo ero davvero soddisfatto, l'istruttore saggiamente lesinava anche qualche complimento, (saggiamente perché è dannatamente facile che qualcuno, come il sottoscritto senza fare nomi, si monti la testa) e cominciavo a sentirmi bravino. In autunno arrivò il test in esterna. Non mi dilungo tanto perchè non è un episodio di cui amo parlare, comunque un individuo fece del male a una persona a me cara. Andò male, rimasi praticamente incolume, quello un po' meno e si prese la briga di denunciarmi. Non esito a dire che quel fatto fu lo spartiacque della mia vita, sia marziale che ordinaria. Marzialmente ciò che mi stupì fu l'automatismo e la furia della reazione, l'effetto dell'adrenalina e il flashback di ricordi più confuso che ancora attualmente posso vantare.
In quel momento lo volevo morto, non esisteva altro.
Mi raccontarono in seguito che dovettero strapparmelo dalle mani due volte, più una terza sedata sul nascere. Sul momento mi sembrava di non avere un graffio, poi per i tre giorni successivi patì dolori ovunque. Non ricordo quasi nulla, poche immagini sfocate, ricordo anche qualcuno che diceva “calmo calmo”.
Mi fece enorme impressione poi che un padre di famiglia con moglie e figlio in macchina si prenda la briga di bloccare il traffico per minacciare due ragazzini in motorino, una minorenne tra l'altro, per una piccola incomprensione stradale.
Una enorme sciocchezza vi giuro. In seguito capii che voleva solo impaurirci.
Ci sarebbe da discuterne per ore sul perché o il percome ma non trovo sia la sede adatta.

A livello marziale dicevo, mi sentii solo in dovere di continuare ad allenarmi con dedizione ancora maggiore. A livello mentale invece ne uscii fortificato come mai prima. Un po' come quello che succede a un calciatore che segna la sua prima rete, o un pilota che vince la sua prima corsa. Pian piano iniziavo a rendermi conto che ero in grado di fare qualsiasi cosa, dove non arrivavo con l'istinto sarei arrivato con la dedizione e il lavoro. Fu in quel periodo che cominciai a leggere gli scritti di Bruce Lee (Manuale pratico del Jeet Kune Do) e fu la folgorazione definitiva.
Ve li consiglio caldamente.
Divenni al tempo stesso razzista nei confronti degli esseri umani. Che sia un pregio o un difetto non mi interessa. Compresi che al mondo ci sono due tipi di individui: gli ignoranti ed aggressivi, coloro che vivono nell'invidia per il prossimo, coloro che, come disse Mussolini, “non hanno il coraggio della loro debolezza”.
Poi ci sono quegli individui gentili e sorridenti, intelligenti e creativi, coloro che rispettano perché stimano. E io, scusate ma ne vado estremamente orgoglioso, sono diventato parte dei secondi ed è di queste persone che amo circondarmi, con cui trovo utile impiegare il mio preziosissimo tempo.
Ho davvero trovato quello che cercavo, una semplice pratica che doveva essere soltanto fisica mi ha fatto diventare una persona migliore.

Il rimedio per la mia sofferenza era con me fin dall'inizio. E' di Bruce questa frase.

 
martedì, 15 dicembre 2009

Botte di Natale

 

DSC_9222

Davvero una bella mattinata. 
Mi è piaciuto combattere con voi, scambiare con voi, sudare assieme a voi e (eh, si) condividere anche l'esperienza di un piccolo infortunio. Nulla di che, sono già a posto.
Mi è piaciuto il clima che si è respirato e il fatto che qualcuno ha deciso di buttarsi dentro l'impresa pur avendo poca pratica alle spalle.
Entusiasmo è una buona parola per descrivere la riunione di questo 12 dicembre.

Vi segnalo la fotogallery che ho pubblicato per www.scuoladarmi.it
Le foto come sempre rendono solo in parte ma alcune (soprattutto certi primi piani) posso dirsi davvero ben riuscite.
Colgo l'occasione per ringraziare l'amico fotografo e praticante Roberto Zonca che ci ha seguito durante l'ora e mezza di scambi , click dopo click.

Grazie a tutti!

Vedi la fotogallery.
giovedì, 03 dicembre 2009

La mia ragazza mena ...e ora è mia moglie


Lo spunto per questo post è l'articolo-intervista di Paolo Orrù pubblicato sul portale di Tiscali. Il pezzo intreccia tre storie diverse di donne combattenti e Roberta è stata chiamata in causa come campionessa di scherma di bastone.

Devo essere sincero, accostata alle altre due, una campionessa di full contact e Savate, l'altra di Chauss’Fight (disciplina che non conosco ma che, dal video, ricorda gli incontri di Thaiboxe) , la mia cara mogliettina sembra la più innocua delle tre.


Riporto lo stralcio che la riguarda:

"C’è chi invece è riuscita a far quadrare il cerchio.
“Ho conosciuto mio marito al liceo, ho consolidato il mio amore in palestra”, racconta con dolcezza Roby Plaisant, laurea all’Isef, tre volte campionessa italiana di scherma di bastone (Nova Scrimia), una tecnica di combattimento fondata sull’antica tradizione marziale italiana che la ragazza di Cagliari ha appreso dal consorte Massimo Fenu un istruttore di Jeet Kune Do e Kali Filippino per l'IRSAM (Istituto Ricerca e Studio sulle Arti Marziali) "


IMG_1533Rassicurante vero?
Un amore liceale rafforzato in palestra...
Lui, istruttore del moderno Jeet Kune Do ma studioso anche delle antiche tradizioni schermistiche.
Lei che racconta con dolcezza di questa duplice passione.

Sono stato colto dall’immagine romantica dell’istruttore di scherma un po’ avanti con gli anni, con le lenti bifocali per il troppo leggere il cui cuore viene fatto nuovamente palpitare da questa ragazza tenera e piena di energie che nella scherma trova la sua dimensione guerriera.

Un po’ mi ci sono cullato.
Che volete, sono un romanticone.

Poi chissà perché mi è tornato in mente il video che le avevo dedicato per san valentino “la mia ragazza mena” e l’ultimo torneo di bastone nel quale non essendoci distinzione di categoria maschile e femminile, ha fronteggiato ed eliminato due ragazzi piazzandosi alla fine quarta.

Mi è anche balzato in mente che ha voluto fare assieme a me il corso di livello bronzo per il tiro dinamico e che, in quest’avventura sull’uso delle armi da fuoco, ha imparato a pulire manutenzionare la propria pistola (si perché ne ha voluto una sua) e a fare i proiettili.
Senza dire che spara piuttosto bene. In una garetta inter nos in cui abbiamo giocato a chi piazzava più colpi in testa non c’è stata storia e mi ha dato per buono anche il colpo che in verità sarebbe arrivato al collo.

E adesso penso: La mi ragazza mena... e ora è mia moglie.
Forse non dovrei farla incazzare tanto spesso.
 

Scuoladarmi alle 14:51 in: riflessioni, arti marziali, palestra, jeet kune do, bastone, nova scrimia
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lunedì, 11 maggio 2009

La calata dei Barbari 2


Ho iniziato col Karatè.qwerty lorenzo su i barbari
Che è una delle due frasi tipo di chiunque sia
venuto a contatto con le arti marziali da ragazzino.
L'altra è "ho
iniziato con lo Judo" (ma questo lo sapete già)
Io, comunque, ho
iniziato con il Karatè.
Ero sovrappeso, scoordinato, deboluccio... con
un carattere non particolarmente delineato.
(sarebbe a dire che non
sapevo farmi rispettare)
Il Karatè mi rafforzò. Fisicamente e
caratterialmente.
Mi piaceva praticarlo era come andare a scuola:
prima viene questo, poi questo... questo è giusto , questo è
sbagliato... se studi diventi bravo e poi prendi la Laurea. Era
impegnativo ma semplice, come un percorso di montagna ben tracciato in
cui ad ogni momento puoi sapere a che punto sei, quanto manca
all'arrivo e tutti, ma proprio tutti i nomi degli alberi che hai
incontrato sul sentiero. (questa la può capire solo chi ha praticato
arti marziali giapponesi).
Vivevo nella mia bella cittadella,
condividevo le sue tradizioni, le portavo avanti.
Com'è che l'ho
tradita?
Com'è che è successo che sono passato dall'altra parte?

Perché, lo confesso, anche io faccio parte dei Barbari delle Arti
Marziali.
Pratico e insegno Jeet Kune Do e Krav Maga. Pratico e
insegno il "tutto e subito" non mi pongo il problema di una
progressione se questa non garantisce anche risultati in tempi brevi.


Dieci anni per imparare a combattere? Imponderabile.
Già in un anno
(di palestra, quindi considerando la pratica media 5-7 mesi) si devono
avere risultati concreti e visibili...
...in un mese aver capito come
funzionano i principi di base,
...in una settimana la consapevolezza
che ciò che si fa in palestra si può imparare in tempi brevi e
applicare se non subito, quasi.
Ogni singola lezione deve essere
appagante.

Che ne è stato della mia passione per i Katà (forme a
vuoto) eseguiti allo sfinimento alla ricerca della perfetta esecuzione?
... e di tutta una serie di esercizi mortalmente noiosi fatti con l'unico
scopo di migliorare certe tecniche o certe posizioni? "fallo e vedrai
tra un anno come migliorerai"

Temo sia un po' come dire che ne è stato
della mia vecchia cinta "el Charro" del mio zaino "Invicta" pieno di
scritte e disegni, del mio "chiodo" in pelle e della caterva di spille
che avevo e che usavo alternativamente a seconda dell'umore.
La
risposta è, scusate la franchezza, "... che ne so che fine hanno
fatto?"
Tutto ciò che posso dire in sincerità è : all'epoca avevano un
senso... oggi non più.. almeno per me.
Punto.

Si parla di invasione e
saccheggio delle cittadelle delle arti marziali tradizionali ma invece
credo che, pur con i vari scontri (qualcuno ricorderà le affermazioni a
muso duro del "primo" Mike Faraone) vera guerra non ci sia stata. Un
po' come il collasso dell'Impero Romano.
Vengono ricordati i grandi
episodi ma non sono quelli che hanno portato il cambiamento.
Se il
terreno non è pronto, il seme non germoglia...
Alla prossima.
Scuoladarmi alle 18:43 in: riflessioni, ricordi, diario, arti marziali, jeet kune do, krav maga
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domenica, 01 febbraio 2009

Quando vi ucciderete maestro?


Vi avviso subito. E’ un post noioso.


template faitcleb
Il titolo è la citazione di un saggio di Antonio Franchini sulle relazioni tra letteratura e arti marziali. Ovvero sul fatto che, cito testuale, "… fino a un certo punto il desiderio di dedicarsi alle discipline del combattimento, come quello di volgersi alla letteratura, nasca da qualche frustrazione che può placarsi solo nell'esercitare un dominio …"
E’ un libro strano, più un percorso letterario forse, cui sono tornato alla mente in questi giorni.
Ma in verità, più che per la tesi del libro, vi sono tornato alla mente per ciò che aveva evocato in me all’epoca della sua lettura: un forte senso d’angoscia.
Quella domanda “Quando vi ucciderete maestro?” alla prima lettura mi era sembrata la richiesta sprezzante di chi chiede ad una figura, un tempo di valore ma ora solo inutile ed ingombrante, di farsi da parte.
Finito il libro la stessa frase aveva cambiato significato in modo diametralmente opposto. Ora era la richiesta preoccupata di un allievo che conta i giorni che lo separano al suicidio del proprio maestro.
Eppure l’angoscia permaneva e ad essa si mischiava un sordo fastidio dovuto al non capire il perché di una tale sensazione.
Cosa mi disturbava?
Vi sono ritornato in questi giorni quando, questa frase mi è balzata in mente mentre riflettevo su alcuni atteggiamenti che mi avevano infastidito. Forse il “fastidio” ha legato i pensieri.
La faccio breve e come mio solito evito i dettagli:
Ho conosciuto praticanti che ancora oggi hanno una forma di venerazione formale per il proprio maestro: come se lui fosse in un qualche status che gli impedisce di sbagliare, che fa si che tutto ciò che dice abbia un senso profondo e recondito e per il quale le azioni compiute hanno sempre un qualche fine ultimo, lontano e imperscrutabile.
Poi nei discorsi di alcuni colleghi ho sentito la preoccupazione che il” Maestro” delle loro discipline venisse a mancare.
Che mi sia riconosciuto in quelle sensazioni? Che abbia riconosciuto una parte di me?
Inutile nascondersi dietro un dito. Non credo sia così. So che è così.
Ora che questi sentimenti mi sono estranei li riconosco così come do senso a due frasi di cui ricordo esattamente luogo e tempo in cui vennero pronunciate:
“…dovete essere maestri di voi stessi…?” e “…il vero maestro fa crescere l’allievo perché non abbia più bisogno di lui…”
Il Maestro, la guida che ci indica il cammino, colui che SA cosa va fatto prima e cosa va fatto dopo, è una nostra illusione mentale ? La scorciatoia comoda per non dover trovare la nostra via?
Inutile nascondersi dietro un dito.
Forse senza essere troppo drammatico la via delle arti marziali richiede che ci si chieda periodicamente quando si ucciderà il proprio maestro interiore.
Almeno a me ha consentito di apprezzare meglio la mia pratica e chi ha voluto condividere la sua con me.
Scuoladarmi alle 18:59 in: riflessioni, ricordi, diario, arti marziali, jeet kune do
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mercoledì, 07 gennaio 2009

... le ragioni per cui...


Da una palestra é sicuramente più facile fuggire che da un campo di concentramento eppure a volte non lo si fa (anche se si dovrebbe). Come mai? Sulle ragioni "per cui" si potrebbe aprire un bel dibattito.

kick_in_airRiporto un commento al precedente post “come diventare maestri imbattibili” e aggiungo un piccolo aneddoto.
Non che voglia essere lo spunto per aprire un dibattito sul “perché si resta con un istruttore che ci maltratta” ma vi da un idea magari della tipologia di persone cui questo genere di istruttori piace.
… e si sa, quando una cosa piace, piace e basta… tutti i gusti son gusti no?

Diversi anni fa un mio caro amico aveva aperto un corso di Sandà in una palestra di Cagliari. Ovviamente l’occasione di esplorare una disciplina nuova non potevo lasciarmela scappare e, visto che con l’istruttore (Davide) mi ero già allenato (e parecchio bene pure) sono andato a farmi qualche lezione.
Ricordo un buon allenamento, saremo stati in otto in tutto, un numero che consente di non essere troppo dispersivi e di darci dentro se si ha voglia di lavorare seriamente.
Alla fine, come di consueto, quando si è così pochi, ci fermiamo a chiacchierare e uno degli atleti che faceva il girono una lezione di prova fa a Davide:
“Bella lezione, ma sai, io cercavo qualcosa di un po’ più da strada, più sulla difesa personale pura.”
Davide, che è uno che va subito al sodo, si volta e risponde facendo cenno verso di me:
“Beh, vai da lui …”
L’atleta, forse preso in controtempo, ribatte senza nemmeno chiedersi di cosa fossi istruttore:
“No… cioè, io pensavo a qualcosa tipo Jeet Kune Do… sai…”
E Davide, ingenuo o impietoso:
“Appunto, vai da lui.”
L’atleta quasi come se non avesse sentito continua il suo discorso, rivelandoci cosa evidentemente voleva raccontarci:
“No… è che c’è quest’istruttore di Quartu, un cinese (giuro ha detto così e ho preferito non indagare!) , e loro fanno allenamenti da strada veramente duri… pensa che a fine lezione lui passa e mentre gli atleti stanno fermi lui li picchia per dieci minuti.”
Io personalmente non sapevo come troncare la conversazione in modo elegante.
Davide schietto come sempre, dovreste conoscerlo una persona sincera e alla mano, risponde con quello che, probabilmente, stavo pensando anch’io:
“… ah … ma se vuoi una passata di colpi te la posso dare anche io…pure gratis…”

… e questo è quanto ;-) …
Scuoladarmi alle 18:12 in: ricordi, diario, arti marziali, jeet kune do, comicitĂ 
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lunedì, 24 novembre 2008

I Peggiori video della mia vita


Di nuovo on line...

Come festeggiare il mio ritorno sul web se non con un argomento tanto controverso come i vide di arti marziali? 1212558738855Apro quindi una discussione


Invito tutti a partecipare con i commenti. Segnalate dei video didattici o dimostrativi di arti marziali che vi hanno fatto: 1 cadere le braccia a terra ...o... 2 fatto sbellicare dalle risate ...o... 3 indignato profondamente ...o... 4 annoiato sino al sonno ...o... 5 intristito per la pochezza del personaggio o delle tecniche.

Posto subito il mio... primo, vi avviso, di una possibile lunga serie: La Palma d'Oro per avermi nel'ordine: fatto sbellicare dalle risate, cadere le braccia a terra e intristito sulla pochezza del maestro è Street fighting di Davide Ferretti.

Un video che ho già avuto modo di recensire, e stroncare, per la bassissima qualità dell'esposizione (scazzata), del montaggio (senza capo né coda), nonché per l'opinabilità delle tecniche mostrate.

Alcuni flash per darvi un'idea: 15 minuti di sparring di braccia (fatto male) in cui un piccoletto le suona ad uno grande e imbranato (...le migliori Sequenze vengono poi mostrate al rallenty... uuuhhh) .

 Una scena in cui Ferretti mostra pack sao e lap sao con l'aria annoiata del maestro che ripete la lezione per l'ennesima volta. Alcune sequenze fatte per strada in cui Ferretti termina le tecniche proiettando il suo “aggressore” su una serranda e , in un'altra, dentro un cespuglio.
Passo la mano a voi...
Scuoladarmi alle 17:54 in: recensioni, video, arti marziali, scazzo, jeet kune do, comicitĂ 
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martedì, 05 agosto 2008

Le foto degli allenamenti di Luglio 2008


IMG_0717Eccoli i sopravvissuti agli allenamenti intensivi di questo torrido Luglio.

Sì, perchè se è vero che quest'estate fa un po' a sè, alternando ondate di caldo a cieli cupi (stamattina c'era la nebbia quando sono andato a correre), è anche vero che in palestra doveva esserci un tasso di umidità altissimo.

Ad ogni modo, ci siamo presi le nostre belle soddisfazioni, e le ultime giornate il lavoro di preparazione svolto ha dato i suoi frutti.
E' un peccato avere solo immagini statiche di quelle che sono state davvero delle belle azioni tecniche.

Ma avremo tempo, in futuro, di atrezzarci meglio anche per i filmati.
Buona visione!

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Scuoladarmi alle 17:16 in: foto, arti marziali, lotta, jeet kune do
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martedì, 29 luglio 2008

MangiaCavallo …


1212558738855Prima di tutto evitiamo facili battute.
Poi, fate una cosa: Andate a vedervi i video.

http://it.youtube.com/watch?v=DrM8sJi2LW4&NR=1

http://it.youtube.com/watch?v=BBZVCCCtlTY&feature=user

http://it.youtube.com/watch?v=fCNHCzXoDvQ&feature=user

Fatto? Bene.

I tag appropriati per un video del genere a mio avviso sono: rustico, amatoriale, improvvisato e
 “c’ho-la-telecamera-nuova-e-non-vedo-l’ora-di-usarla-e-magari-così-divento-famoso-e-nessuno
-mi-prenderà-più-in-giro-a-scuola-perché-faccio-giettcundò-e-taìbocs”

La segnalazione mi arriva da Emanuele (si, con una emme sola… no non è Manu) su mia gentile richiesta.
Il suo commento nella mail in allegato alla segnalazione è stato : "Di certo non è il peggio in circolazione, anzi, ma di certo il ragazzo non è che ne capisca molto.”
Un buon modo di commentare, senza infierire troppo, la pochezza di questi filmati realizzati male (uno è stato pubblicato tutto storto) e con contenuti al limite del ridicolo involontario.
Altro da aggiungere? No.

Andrea Mangiacavallo sembra un bravo ragazzo che si allena e magari ha piacere di dare un po’ di visibilità a quelle che sono le sue “conoscenze”.

Termino con quello che ho risposto ad Emanuele, nel ringraziarlo di queste piccole delicate perle di filmati:
“… un giorno si vergognerà di questi filmati. Purtroppo sarà troppo tardi.”
venerdì, 11 luglio 2008

Video della manifestazione


IMG_0547Finalmente on line il video della manifestazione di questo 14 Giugno!
Grazie al montaggio di Emmanuele "Manu" Sanna potete vedere "cosa abbiamo combinato" messi in mezzo tra una esibizione di ballo e una di lotta libera.
Non dico nulla per lasciare spazio ai vostri commenti... anzi una cosa la dico.
Tutti vestiti di nero e con la maglietta uguale facciamo in effetti un po' paura.
Il filmato è stato tagliato per motivi di tempo... caricare tre minuti e passa su youtube è dura, sia per me che lo inserisco , sia per chi vuole vederselo dopo.
Due sforbiciate e le esibizioni sono diventate due.
Una di Krav Maga e Jeet Kune Do e una di Kali filippino, bastone, coltello e sparring di doppio bastone.

Per il momento è in linea la prima.

Trovate tutto sul nostro sito ufficiale.
Sulla nostra bellissima videogallery.
O direttamente su Youtube.

Buona visione!!!
Scuoladarmi alle 19:33 in: arti marziali, jeet kune do, difesa personale, esibizione, krav maga
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