mercoledì, 25 novembre 2009

Maestri imbattibili di Krav Maga



Come promesso ecco la descrizione degli eventi che, all’interno del post “Come diventare maestri imbattibili” mi ha fatto venire in mente la strategia “Dimostrativa/Educativa”
Riporto un breve passaggio e ricordo che il post è IRONICO (andatelo a leggere!) :

 
Quando dimostrate una tecnica colpite l’allievo con violenza.2187-23782
Fategli male.
Fategli capire chi comanda.
Instillategli il terrore della vostra stessa presenza.
Deve tremare se solo alzate un braccio.
Siate spietati…
...funziona solo se in palestra si respira un clima da campo di concentramento...
… e voi siete l’SS che passa con occhi di ghiaccio…
Nessuno vi batterà mai…

MAI

… se vi basta alzare un braccio.
 

Il mio primo impatto in assoluto con il Krav Maga è stato un impatto vero e proprio.
L’istruttore è un tipo abbastanza alto, di corporatura media, fisico asciutto da atleta.
Fa una presentazione sintetica del sistema e di se stesso poi, comincia subito con una piccola dimostrazione. Chiama uno dei nostri, lo fa mettere in guardia e dice.
“Give me a High Kick, please.”
Mario sciolto di gambe lancia un circolare. Ora non ricordo esattamente se l’istruttore si disturbò a mettere un bloccaggio o una qualche protezione. Quello che ricordo molto bene fu il piccolo spostamento di lato e il violento calcio nelle palle tirato liscio liscio.
Mario si piega in due senza emettere un suono che uno.
L’istruttore fa un’espressione sorpresa e poi chiede:
“No protection? ... No? ... Oh... Sorry...”  con un tono del tipo... E vabbè che sarà mai...

L’istruttore in questione, militare e addestratore nelle forze armate belghe, era preparatore all’epoca dei caschi blu diretti ai territori della ex-Jugoslavia. Delle belle credenziali insomma e che malgrado si possa pensare il contrario non furono disattese nè per quanto riguarda la preparazione tecnica nè per quanto riguarda la didattica.
Alla fine dell’intensivo, infatti, visto che l'obiettivo era prepararci in tempi brevi, tutti avevamo raggiunto almeno lo standard nelle tecniche di base.
Quello che mi diede gli spunti in seguito per incasellare questo personaggio nel post ironico dei Maestri Imbattibili furono diversi eventi e qualche battuta dei miei compagni di avventura, in particolare Roberto che, per questo genere di cose ha spesso delle intuizioni geniali. 
Vado a ruota libera descrivendo secondo l’ordine della mia memoria più che strettamente cronologico anche perché, a distanza di diversi anni, non ricordo dei vari stages che facemmo con lui, con precisione cosa accadde prima e cosa accadde dopo.

Quello che ricordo molto bene del primo appuntamento fu che ci maltrattò per benino, girando tra le varie coppie e preoccupandosi che ognuno di noi almeno una volta avesse avuto dimostrazione di come si dovessero eseguire le tecniche di Krav Maga.
Così di tanto in tanto durante la lezione si sentivano delle spiegazioni in un impasto di francese e inglese traballante e le urla dell’istruttore che eseguiva la tecnica (emetteva una specie di Kiai mentre tirava i colpi)
La comunicazione verbale non era il suo forte ma malgrado qualche episodio isolato si faceva capire benissimo.

Tore si beccò una procedura di ammanettamento ma a causa di una vecchia frattura al gomito il braccio il braccio rimaneva comunque piegato e la leva per portarlo pancia a terra  non veniva bene. Così l’istruttore urlava forzando la leva di girarsi, qualcuno di noi urlava che il gomito non poteva raddrizzarsi di più, Tore urlava per il dolore al braccio.
Per qualche secondo urlarono tutti qualcuno in inglese qualcuno in francese. Vista dall’esterno una situazione assurda e comica allo stesso tempo.

La mattina trascorre così. Un volontario viene richiesto per la spiegazione di una tecnica. Maltrattato un paio di volte. Quindi l’istruttore gira e coppia per coppia controlla che vada tutto bene e quando occorre da nuova dimostrazione.

Sul finire della mattinata quando ormai i volontari cominciano a scarseggiare, durante una delle sue dimostrazioni Roberto ha un’illuminazione.
“Lo senti come abbaia? Sembra un SS dei campi di concentramento... E noi gli ebrei che devono lavorare sotto il suo comando. Ogni tanto lui urla e bastona qualcuno mentre tutti stanno zitti zitti facendo finta di nulla.”

La sera lo stage si sposta in un centro di vigilanza.
Si ripete la stessa scena della mattina da noi. Si presenta. Spiega il sistema e poi mostra una tecnica per portare a terra una persona che sta dando problemi.
Chiama uno dei vigilantes e gli spiega che deve recitare la parte della persona che sta dando problemi mentre lui avrebbe fatto quella del vigilantes. Almeno così capiamo noi... Non sappiamo se sia lo stesso per il povero ragazzo in divisa...non che abbia molta importanza. Non appena fa una mossa un po’ brusca il nostro istruttore SS infila gli infila due dita in gola serrandogli il collo e lo sbatte al suolo.
Il tipo tossichierà poi per tutta la sera.

Il giorno seguente stesso copione. Una bella dimostrazione di forza e poi, fatto capire chi comanda inizio della lezione vera e propria con qualche richiamo di tanto in tanto al concetto “io sono il maschio alfa”.

Il primo weekend di addestramento ci lascia piuttosto provati. Sul finire dell’ultima sera ormai a lui bastava mimare una tecnica per ottenere effetti mirabolanti. Nessuno aveva voglia nè volontà per fare resistenza. Ancora un po’ e probabilmente avrebbe potuto metterci a terra anche a distanza, come si vede fare in alcuni video sull’uso del “KI” .

Nei successivi incontri il copione rimane immutato. Roberto comincia a soprannominarlo Sergente Zim, come uno dei protagonisti di “Fanteria dello Spazio” , il romanzo di Heinlein che, a mo’ di presentazione alle nuove reclute, sfida chiunque ad aggredirlo e dopo aver rotto un braccio all’aggressore si scusa con un : “mi spiace figliolo, forse ci sono andato un po’ pesante”
Ma è lui stesso involontariamente durante una delle sue pause a farci capire come funziona il suo metodo. Traduco per come ricordo.
“La mentalità militare è quella di mettere alla prova e sfidare l’istruttore. Bisogna far capire bene chi comanda”
... Così dopo non si hanno problemi.
Ed ecco qua la strategia per diventare maestri imbattibili del post.
Funziona di sicuro, posso garantirlo. Nessuno di noi osava fare resistenza e le tecniche gli uscivano benissimo.
Quello che posso dire a titolo strettamente personale è che un modo del genere di insegnare prescinde dalla volontà di far crescere l’allievo. Semplicemente non è il suo obiettivo primario.
In seguiti abbiamo cambiato diversi istruttori, nessuno di loro, anche se tutti addestratori di forze di pubblica sicurezza o di forze armate, ha mai avuto necessità di calcare la mano.

Di “Sergente Zim” mi rimangono delle buone basi di Krav Maga classico, una conchiglia in acciaio extra resistente e delle scene a ripensarci davvero assurde e in un certo qual modo divertenti:
Gianluca che attacca di coltello e si prende un pugno sul torace così forte da volare indietro; Alessio che a seguito di due gomitate sulla schena sperimenta lo spegnimento del cervello per qualche istante, Danilo che su minaccia di coltello prende un pugno in bocca a secco e mentre cerca di far colare meno sangue possibile sul parquet si becca il rimprovero perchè non aveva paradenti e il sottoscritto che guadagna un calcio in faccia perchè in leva a terra probabilmente si muove troppo... O forse gli stavo sulle palle, chissà...

P.S.
Il film rende molto poco il romanzo (anch'esso ironico) di Heilein ma vale comunque una visione.
Metto un link ad una selezione delle scene migliori.
Quella del braccio è a 4:40

 
mercoledì, 23 settembre 2009

Casi da spogliatoio.



Vorrei lanciare una piccola sfida goliardica.
In tema di chiacchiere da spogliatoio mi piacerebbe collezionare gli aneddoti più divertenti a cui avete assistito
Vale qualsiasi spogliatoio anche non di arti marziali e vale qualsiasi personaggio anche non del corso che frequentavate.
pronti ? Via!
Comincio io :-)

Ferite di guerra.

Bambino violentoQuesto risale ai miei primi mesi di pratica nelle arti marziali. Palestra di Karatè Shotokan, ero piccolino, grassottello ma nonostante questo in un Karate-gi un po’ troppo grande per me. Durante un esercizio ci mettiamo in fila e uno dei ragazzini più grandi mi passa davanti.  Più grande di me, più alto in grado (una cintura verde mi pare) quando gli faccio notare che c’ero prima io si gira e mi fa lo sguardo cattivo. Non faccio a tempo a spaventarmi che il maestro lo richiama all’ordine.
Poi negli spogliatoi, ben attorniato dai suoi amici (cinture colorate ma di livello inferiore), mi affronta e minaccia agitando il pugno:  “Ma lo sai che se voglio con questo pugno ti stendo?!”  ... o qualcosa del genere.
Rimango immobile e non rispondo. In verità non sapevo che dire ma lui evidentemente interpreta il fatto come se non fossi abbastanza impressionato.
Allora mi si avvicina mi mostra l’altra mano con due graffietti sottili sottili sulle dita e aggiunge:
“... ma lo sai come me li sono fatti questi tagli?”
“...emh.. no..” sussurro, pensando che magari si aspettava davvero una mia risposta.
Rimane serio, fa una pausa ad effetto e poi aggiunge:
“Combattendo!”
Ecco adesso si che sono terrorizzato a morte.

Scuoladarmi alle 12:54 in: ricordi, diario, ironia, scazzo
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lunedì, 22 dicembre 2008

Come diventare Maestri imbattibili

Avvertenza: il post è IRONICO.

...magari così evito di cestinare le valanghe di commenti di "anonimi" che leggono tre righe, non capiscono un accidente e mi inondano di insulti.

A tutti gli altri Buon Natale.

... e buona lettura.


leonidaNon penserete davvero che diventare “maestri imbattibili” sia così difficile?

E’ un traguardo come un altro, basta sapere esattamente come raggiungere l’obiettivo e fare, puntigliosamente, tutti i passi necessari per raggiungerlo.

Continuate a leggere.

(prego immaginare voce impostata alla Vittorio Gassman)

“LEGGERLO VI FARA’ APRIRE GLI OCCHI”

O, nella peggiore delle ipotesi, vi spingerà a cercare di diventare maestri imbattibili.

…E se vi va davvero male… davvero davvero male, potreste anche riuscirci.

 

Vediamo di analizzare l’obiettivo.

 

Punto uno: diventare Maestri.

Questo lo risolviamo in fretta in fretta.

Fate un corso (spesso basta un weekend),

Fatelo lontano, il più lontano possibile per dare un tono ricercato al vostro attestato;

Fatelo se possibile con qualcuno molto quotato in modo da brillare di luce riflessa;

Fate molte foto con tutti i maestri importanti con cui venite in contatto.

Serve altro?

Livello tecnico, capacità di insegnare, esperienza?

No.

 

Il livello tecnico non è misurabile.

Potete sempre dire che non mostrate tutto quello che sapete.

Perché: “E’ riservato solo ai miei discepoli più meritevoli” (che ovviamente rimangono segreti)

La vostra capacità di insegnamento non è misurabile.

Potete sempre dire che l’allievo non si impegna abbastanza o che la vostra arte non è per tutti.

Perché: “… ci vuole dedizione assoluta… Io quando mi allenavo…” e qua inventatevi una qualche storia mirabolante ma non troppo. Lasciate intendere senza svelare. Come le spogliarelliste migliori.

La vostra esperienza non è misurabile né quantificabile.

Siete troppo giovani? Vuol dire che siete dei talenti.

Siete troppo anziani? … chissà quanta esperienza avete alle spalle.

Non si sa da chi avete imparato o da quanto praticate?

Questo è il caso migliore… ognuno si immaginerà chissà cosa, se sapete stimolarne la fantasia.

Tutto ciò che serve davvero è un po’ di faccia tosta. Nemmeno tanta.

 

Punto due: Diventare imbattibili.

Anche questo, se sapete gestirvi, più che raggiungibile.

Anche questo richiede solo un po’ di faccia tosta.

Per diventare imbattibili, infatti basta evitare di combattere.

Non:

 Evitare di combattere spesso

 o evitare di combattere con i vostri allievi

o evitare di combattere per motivi poco onorevoli o quant’altro.

Ma:

Evitare di combattere, sempre e in ogni caso.

Punto.

… e dire tutto il contrario…

Ovviamente.

 

 

Naturalmente avrete bisogno di alcuni metodi efficaci per gestire una “politica” del genere.

 

Mistico: “Il tuo livello di energia interiore è troppo basso. Non reggeresti un confronto con me.”

Morale: “Si combatte solo quando è a rischio la propria vita”

Pietistico: “Potrei ferirti gravemente… o persino ucciderti.”

Segreto: “… già… per farmi rubare le mie strategie di combattimento vero? No grazie!”

Religioso: “ Ho fatto un voto.”

Sprezzante: “Non sei degno.”

 

Infine… quello che funziona meglio di tutti…

 

Dimostrativo/educativo:

Quando dimostrate una tecnica colpite l’allievo con violenza.

Fategli male.

Fategli capire chi comanda.

Instillategli il terrore nella vostra stessa presenza.

Deve tremare se solo alzate un braccio.

Siate spietati… funziona solo se in palestra si respira un clima da campo di concentramento...

… e voi siete l’SS che passa con occhi di ghiaccio…

Se siete abbastanza bravi in questo, potete mandare alle ortiche i precedenti passaggi.

 

Nessuno vi batterà mai

MAI

… se vi basta alzare un braccio.

 

Scuoladarmi alle 10:11 in: maestri, ironia, arti marziali, scazzo, strategie, difesa personale
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