mercoledì, 25 novembre 2009

Maestri imbattibili di Krav Maga



Come promesso ecco la descrizione degli eventi che, all’interno del post “Come diventare maestri imbattibili” mi ha fatto venire in mente la strategia “Dimostrativa/Educativa”
Riporto un breve passaggio e ricordo che il post è IRONICO (andatelo a leggere!) :

 
Quando dimostrate una tecnica colpite l’allievo con violenza.2187-23782
Fategli male.
Fategli capire chi comanda.
Instillategli il terrore della vostra stessa presenza.
Deve tremare se solo alzate un braccio.
Siate spietati…
...funziona solo se in palestra si respira un clima da campo di concentramento...
… e voi siete l’SS che passa con occhi di ghiaccio…
Nessuno vi batterà mai…

MAI

… se vi basta alzare un braccio.
 

Il mio primo impatto in assoluto con il Krav Maga è stato un impatto vero e proprio.
L’istruttore è un tipo abbastanza alto, di corporatura media, fisico asciutto da atleta.
Fa una presentazione sintetica del sistema e di se stesso poi, comincia subito con una piccola dimostrazione. Chiama uno dei nostri, lo fa mettere in guardia e dice.
“Give me a High Kick, please.”
Mario sciolto di gambe lancia un circolare. Ora non ricordo esattamente se l’istruttore si disturbò a mettere un bloccaggio o una qualche protezione. Quello che ricordo molto bene fu il piccolo spostamento di lato e il violento calcio nelle palle tirato liscio liscio.
Mario si piega in due senza emettere un suono che uno.
L’istruttore fa un’espressione sorpresa e poi chiede:
“No protection? ... No? ... Oh... Sorry...”  con un tono del tipo... E vabbè che sarà mai...

L’istruttore in questione, militare e addestratore nelle forze armate belghe, era preparatore all’epoca dei caschi blu diretti ai territori della ex-Jugoslavia. Delle belle credenziali insomma e che malgrado si possa pensare il contrario non furono disattese nè per quanto riguarda la preparazione tecnica nè per quanto riguarda la didattica.
Alla fine dell’intensivo, infatti, visto che l'obiettivo era prepararci in tempi brevi, tutti avevamo raggiunto almeno lo standard nelle tecniche di base.
Quello che mi diede gli spunti in seguito per incasellare questo personaggio nel post ironico dei Maestri Imbattibili furono diversi eventi e qualche battuta dei miei compagni di avventura, in particolare Roberto che, per questo genere di cose ha spesso delle intuizioni geniali. 
Vado a ruota libera descrivendo secondo l’ordine della mia memoria più che strettamente cronologico anche perché, a distanza di diversi anni, non ricordo dei vari stages che facemmo con lui, con precisione cosa accadde prima e cosa accadde dopo.

Quello che ricordo molto bene del primo appuntamento fu che ci maltrattò per benino, girando tra le varie coppie e preoccupandosi che ognuno di noi almeno una volta avesse avuto dimostrazione di come si dovessero eseguire le tecniche di Krav Maga.
Così di tanto in tanto durante la lezione si sentivano delle spiegazioni in un impasto di francese e inglese traballante e le urla dell’istruttore che eseguiva la tecnica (emetteva una specie di Kiai mentre tirava i colpi)
La comunicazione verbale non era il suo forte ma malgrado qualche episodio isolato si faceva capire benissimo.

Tore si beccò una procedura di ammanettamento ma a causa di una vecchia frattura al gomito il braccio il braccio rimaneva comunque piegato e la leva per portarlo pancia a terra  non veniva bene. Così l’istruttore urlava forzando la leva di girarsi, qualcuno di noi urlava che il gomito non poteva raddrizzarsi di più, Tore urlava per il dolore al braccio.
Per qualche secondo urlarono tutti qualcuno in inglese qualcuno in francese. Vista dall’esterno una situazione assurda e comica allo stesso tempo.

La mattina trascorre così. Un volontario viene richiesto per la spiegazione di una tecnica. Maltrattato un paio di volte. Quindi l’istruttore gira e coppia per coppia controlla che vada tutto bene e quando occorre da nuova dimostrazione.

Sul finire della mattinata quando ormai i volontari cominciano a scarseggiare, durante una delle sue dimostrazioni Roberto ha un’illuminazione.
“Lo senti come abbaia? Sembra un SS dei campi di concentramento... E noi gli ebrei che devono lavorare sotto il suo comando. Ogni tanto lui urla e bastona qualcuno mentre tutti stanno zitti zitti facendo finta di nulla.”

La sera lo stage si sposta in un centro di vigilanza.
Si ripete la stessa scena della mattina da noi. Si presenta. Spiega il sistema e poi mostra una tecnica per portare a terra una persona che sta dando problemi.
Chiama uno dei vigilantes e gli spiega che deve recitare la parte della persona che sta dando problemi mentre lui avrebbe fatto quella del vigilantes. Almeno così capiamo noi... Non sappiamo se sia lo stesso per il povero ragazzo in divisa...non che abbia molta importanza. Non appena fa una mossa un po’ brusca il nostro istruttore SS infila gli infila due dita in gola serrandogli il collo e lo sbatte al suolo.
Il tipo tossichierà poi per tutta la sera.

Il giorno seguente stesso copione. Una bella dimostrazione di forza e poi, fatto capire chi comanda inizio della lezione vera e propria con qualche richiamo di tanto in tanto al concetto “io sono il maschio alfa”.

Il primo weekend di addestramento ci lascia piuttosto provati. Sul finire dell’ultima sera ormai a lui bastava mimare una tecnica per ottenere effetti mirabolanti. Nessuno aveva voglia nè volontà per fare resistenza. Ancora un po’ e probabilmente avrebbe potuto metterci a terra anche a distanza, come si vede fare in alcuni video sull’uso del “KI” .

Nei successivi incontri il copione rimane immutato. Roberto comincia a soprannominarlo Sergente Zim, come uno dei protagonisti di “Fanteria dello Spazio” , il romanzo di Heinlein che, a mo’ di presentazione alle nuove reclute, sfida chiunque ad aggredirlo e dopo aver rotto un braccio all’aggressore si scusa con un : “mi spiace figliolo, forse ci sono andato un po’ pesante”
Ma è lui stesso involontariamente durante una delle sue pause a farci capire come funziona il suo metodo. Traduco per come ricordo.
“La mentalità militare è quella di mettere alla prova e sfidare l’istruttore. Bisogna far capire bene chi comanda”
... Così dopo non si hanno problemi.
Ed ecco qua la strategia per diventare maestri imbattibili del post.
Funziona di sicuro, posso garantirlo. Nessuno di noi osava fare resistenza e le tecniche gli uscivano benissimo.
Quello che posso dire a titolo strettamente personale è che un modo del genere di insegnare prescinde dalla volontà di far crescere l’allievo. Semplicemente non è il suo obiettivo primario.
In seguiti abbiamo cambiato diversi istruttori, nessuno di loro, anche se tutti addestratori di forze di pubblica sicurezza o di forze armate, ha mai avuto necessità di calcare la mano.

Di “Sergente Zim” mi rimangono delle buone basi di Krav Maga classico, una conchiglia in acciaio extra resistente e delle scene a ripensarci davvero assurde e in un certo qual modo divertenti:
Gianluca che attacca di coltello e si prende un pugno sul torace così forte da volare indietro; Alessio che a seguito di due gomitate sulla schena sperimenta lo spegnimento del cervello per qualche istante, Danilo che su minaccia di coltello prende un pugno in bocca a secco e mentre cerca di far colare meno sangue possibile sul parquet si becca il rimprovero perchè non aveva paradenti e il sottoscritto che guadagna un calcio in faccia perchè in leva a terra probabilmente si muove troppo... O forse gli stavo sulle palle, chissà...

P.S.
Il film rende molto poco il romanzo (anch'esso ironico) di Heilein ma vale comunque una visione.
Metto un link ad una selezione delle scene migliori.
Quella del braccio è a 4:40

 
lunedì, 22 dicembre 2008

Come diventare Maestri imbattibili

Avvertenza: il post è IRONICO.

...magari così evito di cestinare le valanghe di commenti di "anonimi" che leggono tre righe, non capiscono un accidente e mi inondano di insulti.

A tutti gli altri Buon Natale.

... e buona lettura.


leonidaNon penserete davvero che diventare “maestri imbattibili” sia così difficile?

E’ un traguardo come un altro, basta sapere esattamente come raggiungere l’obiettivo e fare, puntigliosamente, tutti i passi necessari per raggiungerlo.

Continuate a leggere.

(prego immaginare voce impostata alla Vittorio Gassman)

“LEGGERLO VI FARA’ APRIRE GLI OCCHI”

O, nella peggiore delle ipotesi, vi spingerà a cercare di diventare maestri imbattibili.

…E se vi va davvero male… davvero davvero male, potreste anche riuscirci.

 

Vediamo di analizzare l’obiettivo.

 

Punto uno: diventare Maestri.

Questo lo risolviamo in fretta in fretta.

Fate un corso (spesso basta un weekend),

Fatelo lontano, il più lontano possibile per dare un tono ricercato al vostro attestato;

Fatelo se possibile con qualcuno molto quotato in modo da brillare di luce riflessa;

Fate molte foto con tutti i maestri importanti con cui venite in contatto.

Serve altro?

Livello tecnico, capacità di insegnare, esperienza?

No.

 

Il livello tecnico non è misurabile.

Potete sempre dire che non mostrate tutto quello che sapete.

Perché: “E’ riservato solo ai miei discepoli più meritevoli” (che ovviamente rimangono segreti)

La vostra capacità di insegnamento non è misurabile.

Potete sempre dire che l’allievo non si impegna abbastanza o che la vostra arte non è per tutti.

Perché: “… ci vuole dedizione assoluta… Io quando mi allenavo…” e qua inventatevi una qualche storia mirabolante ma non troppo. Lasciate intendere senza svelare. Come le spogliarelliste migliori.

La vostra esperienza non è misurabile né quantificabile.

Siete troppo giovani? Vuol dire che siete dei talenti.

Siete troppo anziani? … chissà quanta esperienza avete alle spalle.

Non si sa da chi avete imparato o da quanto praticate?

Questo è il caso migliore… ognuno si immaginerà chissà cosa, se sapete stimolarne la fantasia.

Tutto ciò che serve davvero è un po’ di faccia tosta. Nemmeno tanta.

 

Punto due: Diventare imbattibili.

Anche questo, se sapete gestirvi, più che raggiungibile.

Anche questo richiede solo un po’ di faccia tosta.

Per diventare imbattibili, infatti basta evitare di combattere.

Non:

 Evitare di combattere spesso

 o evitare di combattere con i vostri allievi

o evitare di combattere per motivi poco onorevoli o quant’altro.

Ma:

Evitare di combattere, sempre e in ogni caso.

Punto.

… e dire tutto il contrario…

Ovviamente.

 

 

Naturalmente avrete bisogno di alcuni metodi efficaci per gestire una “politica” del genere.

 

Mistico: “Il tuo livello di energia interiore è troppo basso. Non reggeresti un confronto con me.”

Morale: “Si combatte solo quando è a rischio la propria vita”

Pietistico: “Potrei ferirti gravemente… o persino ucciderti.”

Segreto: “… già… per farmi rubare le mie strategie di combattimento vero? No grazie!”

Religioso: “ Ho fatto un voto.”

Sprezzante: “Non sei degno.”

 

Infine… quello che funziona meglio di tutti…

 

Dimostrativo/educativo:

Quando dimostrate una tecnica colpite l’allievo con violenza.

Fategli male.

Fategli capire chi comanda.

Instillategli il terrore nella vostra stessa presenza.

Deve tremare se solo alzate un braccio.

Siate spietati… funziona solo se in palestra si respira un clima da campo di concentramento...

… e voi siete l’SS che passa con occhi di ghiaccio…

Se siete abbastanza bravi in questo, potete mandare alle ortiche i precedenti passaggi.

 

Nessuno vi batterà mai

MAI

… se vi basta alzare un braccio.

 

Scuoladarmi alle 10:11 in: maestri, ironia, arti marziali, scazzo, strategie, difesa personale
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
martedì, 29 luglio 2008

MangiaCavallo …


1212558738855Prima di tutto evitiamo facili battute.
Poi, fate una cosa: Andate a vedervi i video.

http://it.youtube.com/watch?v=DrM8sJi2LW4&NR=1

http://it.youtube.com/watch?v=BBZVCCCtlTY&feature=user

http://it.youtube.com/watch?v=fCNHCzXoDvQ&feature=user

Fatto? Bene.

I tag appropriati per un video del genere a mio avviso sono: rustico, amatoriale, improvvisato e
 “c’ho-la-telecamera-nuova-e-non-vedo-l’ora-di-usarla-e-magari-così-divento-famoso-e-nessuno
-mi-prenderà-più-in-giro-a-scuola-perché-faccio-giettcundò-e-taìbocs”

La segnalazione mi arriva da Emanuele (si, con una emme sola… no non è Manu) su mia gentile richiesta.
Il suo commento nella mail in allegato alla segnalazione è stato : "Di certo non è il peggio in circolazione, anzi, ma di certo il ragazzo non è che ne capisca molto.”
Un buon modo di commentare, senza infierire troppo, la pochezza di questi filmati realizzati male (uno è stato pubblicato tutto storto) e con contenuti al limite del ridicolo involontario.
Altro da aggiungere? No.

Andrea Mangiacavallo sembra un bravo ragazzo che si allena e magari ha piacere di dare un po’ di visibilità a quelle che sono le sue “conoscenze”.

Termino con quello che ho risposto ad Emanuele, nel ringraziarlo di queste piccole delicate perle di filmati:
“… un giorno si vergognerà di questi filmati. Purtroppo sarà troppo tardi.”
giovedì, 17 luglio 2008

Aggiornamento video!


IMG_0578On line la seconda parte dell'esibizione fatta questo 14 Giugno al Distensione su Panca organizzato dalla Palaistikè.
Nel filmato sono racolte le migliori azioni della dimostrazione di Kali filippino.
Trovate lo sparring a contatto di bastone in cui si vedono combattere sia ragazzi che ragazze... si, difficilmente riconoscibili per via delle maschere.
Al termine alcune sequenze dimostrative di combattimento di coltello in corpo a corpo che ho fatto con Alfredo che ringrazio ancora per essersi prestato all'ultimo momento per un "riempitivo fuori programma" :-)

Come di consueto...Buona visione!

Trovate tutto sul nostro sito ufficiale.
Sulla nostra bellissima videogallery.
O direttamente su Youtube.

venerdì, 11 luglio 2008

Video della manifestazione


IMG_0547Finalmente on line il video della manifestazione di questo 14 Giugno!
Grazie al montaggio di Emmanuele "Manu" Sanna potete vedere "cosa abbiamo combinato" messi in mezzo tra una esibizione di ballo e una di lotta libera.
Non dico nulla per lasciare spazio ai vostri commenti... anzi una cosa la dico.
Tutti vestiti di nero e con la maglietta uguale facciamo in effetti un po' paura.
Il filmato è stato tagliato per motivi di tempo... caricare tre minuti e passa su youtube è dura, sia per me che lo inserisco , sia per chi vuole vederselo dopo.
Due sforbiciate e le esibizioni sono diventate due.
Una di Krav Maga e Jeet Kune Do e una di Kali filippino, bastone, coltello e sparring di doppio bastone.

Per il momento è in linea la prima.

Trovate tutto sul nostro sito ufficiale.
Sulla nostra bellissima videogallery.
O direttamente su Youtube.

Buona visione!!!
Scuoladarmi alle 19:33 in: arti marziali, jeet kune do, difesa personale, esibizione, krav maga
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, 02 luglio 2008

La vera difesa personale


boratCi sono ambiti in cui la normale difesa personale non arriva.
Ovvero:
Come zittire una donna?
Come difendersi dagli artigli di un ebreo?
Come far si che la propria moglie smetta di stuprarci?

Dopo la lunghissima recensione di "Senza paura" ecco la difesa personale secondo Borat.
Buona visione!

Scuoladarmi alle 17:21 in: film, surreale, scazzo, stupro, comicitĂ , difesa personale, antistupro
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
lunedì, 30 giugno 2008

Senza paura!!!

...Ovvero tutte le mosse di Eva Kent

evakant_newsUn libro inutile sulla difesa personale.
No, davvero, alla stregua di: “Impara lo Judo con Putin”. Non se ne sentiva il bisogno eppure qualcuno l’ha scritto, qualcuno l’ha comprato e qualcuno l’ha letto.
La cosa peggiore forse la sto facendo io che lo recensisco.
lo so , in queste recensioni dovrei essere politically correct e a dirla tutta ho avuto tra le mani materiale ben peggiore (non moltissimo). Questo “prodotto” tecnicamente parlando galleggia senza infamia e senza lode nell’infinito limbo grigio dei testi di arti marziali dedicati alla difesa personale.
Verrebbe da dire senza infamia e senza lode, se già una considerazione del genere non coprisse d’infamia.
Ma veniamo a noi... anzi facciamo una premessa.


Che diavolo è la difesa personale?
Provo a dare una definizione che a mio parere si attaglia molto bene:
La difesa personale è quella competenza acquisita in breve tempo, ripassabile in ancor più breve tempo e che da il miglior rapporto possibile di efficienza sulla base delle risorse fisiche e psicologiche dell’individuo in relazione alla situazione da affrontare.
Vi gira il capo?
Ok... semplifichiamo.

Ho comprato un cellulare e voglio imparare come si fa e riceve una telefonata, come si manda un messaggio e come registrare i numeri sulla rubrica. In una parola voglio usare il mio nuovo cellulare per le operazioni di tutti i giorni. Se tutto va bene più tardi mi studierò meglio come cambiare suoneria.
Cosa faccio? Prendo la guida dell’utente, quelle quattro paginette quattro, e venti minuti dopo so usare il mio cellulare. Questa è la difesa personale.
Qualcosa di puramente funzionale al mio scopo.
Stop.

Credo non ci sia nulla di più fastidioso di un manuale meramente pratico che ti confonde con un sacco di informazioni inutili, lente da apprendere (in particolare senza insegnante accanto), difficili da tenere a mente e per lo più inservibili in un contesto quotidiano. Tutto il resto a dopo, per quando avremo tempo, per quando saremo abilissimi con le funzioni di base, per quando avremo voglia.

Invece, nei manuali di difesa personale (anche in altri campi a dire il vero) come questo troviamo nomi delle tecniche in giapponese, proiezioni (anche piuttosto complesse come la stessa autrice ammette candidamente... vorrei poi proprio vedere come si possono fare con le scarpe coi tacchi...) leve e controlli (a prescindere dalla fattività della tecnica... ma perché una donna aggredita dovrebbe voler controllare un uomo in una immobilizzazione?) accanto ad altre percussioni invece molto valide.
Ad aggravare la situazione le scenette grottesche ( ma qua l’autrice c’entra davvero poco) di Eva Kent che stordisce il proprio aggressore con degli auricolari che emettono gas lacrimogeno, ferisce e immobilizza il molestatore con una collana che emette liquido corrosivo, blocca il malvivente con un potente flash perché tanto lei ha le lenti a contatto schermate...

In definitiva potrei dire che è un peccato perché i consigli (presi dalle norme precauzionali dei corsi americani) sono per lo più corretti anche se sovradimensionati rispetto alla nostra realtà e diverse tecniche sono validissime. Ma il problema non è quello.


Il fatto è che quando compro un prodotto vorrei che rispondesse a dei requisiti minimi che giustifichino i soldi spesi. Senza paura incorre nell’errore tipico di questo genere di libri: dare una visione sbagliata della difesa personale:
24_8
Un qualcosa per cui è necessario un duro allenamento anziché un allenamento mirato;
Una visione idealizzata delle forze in campo, della genesi, sviluppo e conclusione dell’atto predatorio.
Uno studio pressoché assente di quelli che sono i riflessi naturali e di come sfruttarli per usare a nostro vantaggio non solo il nostro corpo come arma/scudo ma anche l’ambiente circostante e gli oggetti.
Per concludere una chicca da “Tecniche di dissuasione” (in caso di un estraneo che deve entrare in casa):
“Stabilisci subito la durata (la più breve possibile) dell’incontro, con la scusa che  Deve arrivare Carlone da un momento all’altro.

Ma chi ha un amico che si chiama Carlone!?!?!?!?
... Forse Putin...
Scuoladarmi alle 12:29 in: recensioni, libro, arti marziali, judo, difesa personale, antistupro
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
lunedì, 26 maggio 2008

Tecniche old style

Si può arrivare al grottesco. Come no.
Ieri mentre spiegavo uno dei sistemi per uscire dalla posizione di “guardia”
(vedi foto
BJJU+031 al lato) ho avuto un flash e mi sono ricordato di una delle prime sequenze di “difesa personale femminile” mirata all’anti-stupro che ho visto su questa situazione.

Tanto tempo fa... così tanto che avevo ancora i capelli ed erano così folti che avevo difficoltà a tenerli a bada. ... per darvi un quadro del tempo trascorso: tiravo anche i calci volanti... e la chiudo qui.

Comunque...
Praticamente per uscire da quella situazione la donna avrebbe dovuto afferrare saldamente un braccio, tirarlo a se, muovere il bacino all’infuori tenendo il braccio 17703811.G240armbarfromguarddell’aggressore aderente a se, infilare la gamba pari al braccio sulla faccia, spingere con le gambe mantenendo il braccio avverso a contatto in modo che il gomito non sfugga, realizzare la chiave al braccio.
“...con attenzione, perché il braccio si potrebbe anche rompere...”
eggià... mai esagerare...

Adesso, l’idea che una donna possa realizzare una cosa del genere si scontra con le seguenti considerazioni:

che in una situazione drammatica come lo stupro possa realizzare un’azione che è complessa anche solo da descrivere ( guardate foto in alto se volete avere un’idea di cosa sia la tecnica descritta),

che richiede grande coordinazione, velocità e una certa “grinta” nel portarla a termine,

che probabilmente è più leggera e meno forte del suo aggressore,

che si trova a dover tenere una leva, a meno che non sia abbastanza forte da rompere il braccio... davvero poco probabile, e che dunque non sta guadagnando nessuna possibilità di fuga .

La cosa mi ha fatto ridere parecchio. Tecniche davvero figlie di altri tempi.
Davvero allora credo che non si avesse la minima concezione di ciò che era anche solo minimamente plausibile se si pensa che la leva in questione è difficile da realizzare anche per un uomo che lotta con un altro uomo.

Per rinfrescarmi la memoria allora sono andato a rivedermi un grande classico della difesa personale femminile “old style”: Manuale di autodifesa delle donne.
Una meraviglia, se lo trovate (è parecchio fuori produzione), compratelo subito e tenetevelo ben stretto perché l’autore inanella una perla di saggezza dietro l’altra.

Cito i suoi consigli in caso di stupro:

Per la serie: “Basta che respiri. Ma va bene anche se non è troppo fredda.”

“Non pensate che basti aver superato i 25 anni o essere minori di 16 per essere al sicuro; anche una cinquantenne o una sessantenne può essere desiderabile. Se è vero che una donna giovane e bella rischia maggiormente di essere aggredita sessualmente, i fatti dimostrano che non sempre gli stupratori badano all’età e all’aspetto delle loro vittime.”

Pe la serie: “Grazie, ora che lo so sono molto più tranquilla.”

“Esiste una sola tecnica che permette all’aggressore di violentarvi senza che possiate reagire. Fortunatamente la userà raramente , per ignoranza. L’uomo vi dovrebbe stendere sul ventre voltandovi le braccia sulla schiena e tenendole ferme con il peso del petto. In tal modo avrebbe le mani libere per allargarvi le cosce. (...) avete tuttavia una piccolissima possibilità: il colpo della giumenta infuriata.”

Dite la verità... volete conoscere questo colpo vero?
Eccolo... con tutte le varianti ... buon divertimento.

“Sollevate la testa con violenza per colpire al naso il vostro aggressore. Se, diffidente, mette la testa accanto alla vostra per proteggersi il naso o, romantico, per sussurrarvi i suoi stati d’animo, non vi resta che un tentativo: girare la testa verso di lui e strappargli l’orecchio con un morso.”

...Che brutalità... che barbarie...
Scuoladarmi alle 11:04 in: , arti marziali, scazzo, stupro, comicitĂ , difesa personale, antistupro
commenti: commenti (7)(popup) | commenti (7)
lunedì, 19 maggio 2008

In memoria del Troll

TrollTanto, tanto, tempo fa Massimo conobbe un maestro di arti marziali che i suoi benevoli amici soprannominarono amorevolmente “il Troll”. Il nomignolo era dovuto sia a ragioni di tipo fisico (il Troll si presentava tracagnotto, braccia corte, gambe lievemente arcuate, torso ampio a botte) che, usando un termine forse improprio, mentale (simpatia prossima a quella di una verruca e capacità intellettive in linea coi principi del Jeet Kune Do, ovvero, Semplici, Dirette e non convenzionali).
Malgrado siano passati tanti anni, Massimo lo ricorda ancora con affetto, usando nuovamente un termine improprio, e non può fare a meno di sorridere benevolmente ricordando le sue tante trovate e le sue piccole manie.
Massimo ricorda come il Troll amava discorrere con gli atleti di come lui fosse ancora prestante e “sfidare” per burla qualcuno di loro mimando tecniche a vuoto ... “...eh malgrado l’età...”.
...di come tenesse gli indumenti per la pratica sempre pronti appesi nello spogliatoio per essere “sempre pronto”... si , sempre gli stessi abiti.. no, non dovete fare quella faccia schifata, ci sudava appena.

Sì. Si era creata una sorta di amicizia, che, nelle ultime versioni dei vocabolari odierni, potrebbe essere definita come unilaterale. Il Troll non mancava di mostrare il suo affetto prestando a Massimo riviste, libri, ma soprattutto videocassette.
Film di arti marziali che Massimo guardava tenendo schiacciato il tasto avanti veloce riuscendo comunque a capirne la trama.
Abbastanza facile. Un film di arti marziali è per struttura identico ad un film porno. La trama, quando c’è, e stiamo parlando di opere ad alto budget, altamente evolute, si può ridurre a “mi devo vendicare”... “devo salvare il mondo”... “devo salvare la mia famiglia/figli/parenti/amanti” o a miscugli di di questi elementi.
Spesso compare una donna avvenente. A volte fa a botte anche lei.
Ma per due cose, sostanzialmente, Massimo ricorderà per sempre il Troll.
Per avergli passato in assoluto il film più brutto che la storia ricordi sulle arti marziali filippine (davvero, vi giuro, imbarazzante) e per la sua mitica battuta:
“anch’io ho fatto molta difesa personale; a casa c’ho anche una targa”
... sipario...
Scuoladarmi alle 16:53 in: ricordi, diario, film, arti marziali, casi umani, difesa personale
commenti: commenti (popup) | commenti
domenica, 30 marzo 2008

Difesa personale d'estate

... e d'estate?
Troppo caldo per allenarsi quindi difesa personale. (che come si sa non è allenamento)
Questo racconto risale dritto dritto alle mie prime esperienze con la kickboxing. Per chi conosce l'ambiente do subito un parametro per inquadrare il periodo:
pg2_tigerPantaloni con le stelline lungo la gamba modello bandiera americana e guantoni dai colori improbabili.
Ecco ci siamo capiti.
Insomma era il primo anno che praticavo e a fine giugno l'istruttore ci annuncia che per luglio, per chi vuole continuare, si sarebbe fatta solo difesa personale: tutta tecnica perché "già c'è caldo, se poi sudiamo..."
Facevo già Jeet Kune Do e proprio perché stavo muovendo i primi passi nell'ambito della difesa personale mi interessava dare uno sguardo a tutto ciò che vi fosse attinente.

Decido di provare la prima lezione.
Vi do due flash di cosa vidi.


farshid_self-defense_two_person2Prima immagine (difesa da pugno):
L'istruttore si pone di fronte all'allievo esperto e gli dice.
"Allora uno vi attacca di diretto" - fa cenno di colpirlo -
"voi mettete i pugni in copertura" mette i pugni nudi di fronte alla faccia come se avesse i guantoni
"Poi rientrate con diretto sinistro , diretto destro e circolare al fianco."
Mi sto zitto ma uno dei miei compagni da voce ai miei dubbi :
"Scusa ma non è che senza guantoni il pugno ci  fa male alle mani?"
L'istruttore, un po' seccato: " eh... ma se lo prendi in faccia è peggio."
La risposta viene accettata senza riserve.

Groin_KickSeconda immagine (difesa da strangolamento da dietro):
"Bene, adesso vediamo come ci si difende se uno vi prende da dietro al collo"
L'istruttore fa cenno al suo allievo esperto di andare dietro di lui e strangolarlo.
Quest'ultimo, meno sprovveduto nella lotta di quando non si direbbe, gli fa uno strangolamento a triangolo con le braccia e lo trascina indietro.
L'istruttore strabuzza gli occhi, prova una manovra poi batte per essere liberato.
Si gira verso l'allievo e fa...
"... si ma non così forte..."
Poi...su uno strangolamento più delicato, esegue la tecnica.
Presa alle braccia e calcio all'indietro lungo.

Decido di rendere quella prima lezione anche l'ultima.
Luglio e agosto li ho fatti al mare.
Scuoladarmi alle 11:05 in: ricordi, jeet kune do, kickboxing, difesa personale
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)