giovedì, 10 dicembre 2009
I racconti dei lettori
E' con piacere che inizio un piccolo ciclo di "racconti dei
lettori" Si tratterà di post scritti dai lettori di questo blog riguardanti il proprio cammino nella pratica delle arti marziali e sport da combattimento. Ecco il primo:
Ho iniziato a praticare arti marziali in prima superiore. Il motivo è stato semplice...alle medie ero lo stereotipo del Nerd (magrissimo, brufoloso, imbranato, secchionissimo) in una classe dove i ripetenti maschi erano il 70% (non esagero è una stima esatta) ed avevano 2 anni più di me (rammento a chi legge che due anni in fase di pubertà segnano la differenza strutturale tra un uomo ed un bambino).
Il risultato erano una certa quantità di lividi, di scherzi pesanti e di insulti.
Ho iniziato a praticare taekwondo perché la mia città offriva una ristretta prospettiva di opportunità...e il tkd era la prospettiva più vicina a casa.
Evito la miriade di amenità che ho ingurgitato in quel periodo (comunque uno dei più belli della mia vita), tipo che "le gambe sono tre volte più forti delle braccia e che quindi le braccia non servono a niente"...che avrei imparato a picchiare uno "con le mani infilate nelle tasche dei jeans"...insomma tutto il repertorio.
Ma la mia giovane mente ricca di ormoni, trangugiava avidamente tutto quel distillato di vaccate a cui venivano abbinate delle improbabili tecniche di difesa personale che mi facevano sentire un novello VanDamme.
Purtroppo col tempo gli ormoni, come i miei capelli, sono diminuiti e il cervello a ricominciato ad essere irrorato di sangue. Terribile conseguenza la comprensione che quanto mi ero prefissato all'inizio della mia carriera marziale non era stato raggiunto.
Vuoi sapere esattamente come l'ho capito? Facile anche questo...ho preso un pugno in faccia (ho ancora il naso visibilmente storto)!
Nel lontano...vabbé evitiamo che altrimenti ripenso a quanto tempo sto impiegando per laurearmi...decisi di praticare Hapkido.
Il motivo era sempre lo stesso, "migliorare la mia difesa personale". Ora, il mio maestro di tkd (che restava nel bene e nel male la mia principale fonte di allora), sosteneva con assoluta fermezza che se il tkd era l'arte marziale "più invincibile" che esistesse, l'Hapikido era addirittura meglio.
Non conosci l'Hapkido? Faccio una descrizione sintetica...prendi la versione guerriera del tkd praticato dai hwarang (taekyon se non ricordo male, e no, hwarang non è il personaggio di tekken) ed aggiungici l'arte marziale dei samurai (daytoryujutsu credo? comunque sia quello che spacciano per il jujitsu dei super Sayan dal quale discende anche l'aikido [così diceva chi me lo insegnava])...agita bene per circa ottant'anni ed avrai il più contorto insieme di tecniche pensabili da un orientale.
Il risultato fu talmente deludente che decisi di abbandonare completamente le a.m. e di dedicarmi ad altro.
Ma la passione dopo un po' si rifece sentire e mi iscrissi a fare pugilato (motivo? basta roba con gli occhi a mandorla!!). Esperienza bellissima ed intensissima. Smisi per un solo motivo...mi sentivo incompleto.
Fu così che approdai alla lotta (e che appresi qualcosa di muay thai) che non avrei mai abbandonato se non fosse stato per l'eccessivo impegno degli allenamenti che non concordava alla volontà di mio padre di non mantenermi a vita agli studi!
Ebbene tutto questo polpettone per dire cosa? A dire il vero ancora nulla ma adesso ci arrivo...
La lotta non è un'arte marziale e non ha velleità difensive (anche se un bravo lottatore [che NON sono io], a mio modestissimo avviso, ha impostazioni migliori di tante "cose" che avevo visto in precedenza)...e fu lì che per la prima volta compresi il senso di allenarmi senza aver in mente l'idea di dovermi difendere. Allenarmi semplicemente perché mi piaceva...e basta.
Tornando alle origini, ovvero al TKD, lì quattro amici (in realtà tre amici ed uno stronzo che spero gli esploda una supernova nel culo) presero strade diverse dalla mia. Uno ora fa wt, uno è diventato istruttore di JKD (credo jun fan?boh), uno è passato al powerlifting e l'ultimo (quello a cui voglio bene) è diventato cintura nera di tkd e hapkido (lo lasciai che iniziava a fare capoeira)...
Le mie opinioni. Parto dalla fine... tkd+hapkido+capoeira=britneyspears. Powerlifting...io riesco a metterlo sotto semplicemente con la lotta (libero di credermi o meno) anche se lui in panca solleva tipo 160kg (medaglia d'argento alle gare nazionali...)...ma del resto ha perseguito altri obiettivi...quello che mi fa riflettere e che un rompipalle attaccherebbe briga più con te piuttosto che con lui che è davvero imbranato a difendersi. Ma ora passiamo al meglio...
Negli ambienti di wt e jkd che ho potuto visitare tramite i miei ex compagni (stage, corsi, palestre di loro amici ... fatti da parte mia spesso solo come ospite) ho trovato ambienti spaventosi.
Io ho visto i risultati degli allenamenti affrontati infondendo agli allievi una psicologia stile pitbull. Il risultato è per l'appunto un pitbull, non un uomo!
Ho sentito ragazzi che mi dicevano che quando si sedevano in un pub si disponevano in modo da visualizzare uscite e possibili aggressori.
Io ho commentato che quando vado in un pub mi siedo dove riesco a vedere gnocca e quanto più vicino possibile a dove spinano la birra!
Ho visto, sentito, annusato ragazzi che pensano solo a combattere, a far a pugni, che hanno lo spasmodico bisogno di dimostrare tutta la loro incredibile potenza guerriera! Che camminano pensando che ogni altro maschio sia un maschio alfa da abbattere perché un possibile nemico, un possibile aggressore. Forse loro si sanno difendere meglio di me. Anzi ne sono certo... ma io vivo meglio!
Nella mia vita sono stato aggredito e sono sopravvissuto sempre ottimamente, ma più che per i miei (scarsi) meriti marziali, sempre perché ho ragionato tantissimo ed affrontato la situazione con calma. Il problema è che in certi luoghi non ti insegnano a difenderti...ma ad aggredire il tuo aggressore.
Questi grandi guerrieri sfornati dalle palestre per pitbull non hanno idea di cosa sia una rissa, o peggio un'aggressione. Credono che sia come in palestra dove l'istruttore ti picchia e più ti picchia più tu cerchi di darne. Non sanno che la gente per strada spara alle spalle o, se l'hai picchiata troppo perché magari sei davvero bravo, poi ti viene a cercare meglio equipaggiata.
Quando ho fatto pausa dal mondo marziale, ho potuto per la prima volta applicare quella massima di Musashi che recita "guarda le cose vicine lontane e le cose lontane vicine". Ho potuto vedere il mondo delle a.m. (o forse dovrei dire della difesa personale?) facendo un passo indietro, da distante, ed è un mondo che spesso non mi è piaciuto.
Imparare a difendersi non può significare diventare peggiori dei nostri aggressori. Dopo tanto tempo impiegato ad allontanarmi da quel mondo "tradizionale" perché lo pensavo (credo a ragione) inefficace, comunque guardo a quella ingenuità quasi con rimpianto, perché il mio maestro di tkd, per quanto insegnante monodimensionale, non mi ha mai insegnato a picchiare nessuno, ma solo (anche se parzialmente) a combattere... che è tutta un'altra cosa.
Ok sono stato sufficientemente noioso...ma ho bevuto l'idromele e l'ora (non l'idromele, lui mai!) mi annebbia sufficientemente la mente da rendermi pedante.
...e tutto insieme ha fatto riemergere dall'oceano della memoria, i relitti di ricordi le cui vele non si gonfiavano da tempo...e in quegli spettri ho visto anche il fantasma di ciò che sarei potuto diventare. Che paura!
...io mi scolo l'ultimo bicchiere e resto a cullarmi nei ricordi...quelli piacevoli...di quando avevo sedici anni ed ancora in testa tanti capelli.
Scuoladarmi alle 16:45 in: riflessioni, diario, arti marziali, racconti dei lettori
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In verità questo post dovrebbe titolarsi: “Teorie da spogliatoio”
Questo risale ai miei primi mesi di pratica nelle arti marziali. Palestra di Karatè Shotokan, ero piccolino, grassottello ma nonostante questo in un Karate-gi un po’ troppo grande per me. Durante un esercizio ci mettiamo in fila e uno dei ragazzini più grandi mi passa davanti. Più grande di me, più alto in grado (una cintura verde mi pare) quando gli faccio notare che c’ero prima io si gira e mi fa lo sguardo cattivo. Non faccio a tempo a spaventarmi che il maestro lo richiama all’ordine.
Prima di partire pensavo che il Manga fossero delle caricature, delle distorsioni della vita reale, beh, anche se sicuramente non si vedono ragazzette tirare calci volanti perché qualcuno ha attentato alla loro virtù (ma non posso esserne sicuro non essendo mai entrato in una delle loro scuole) moltissime cose e loro stessi mi hanno ricordato ciò che ho visto nei fumetti giapponesi.


Partiamo per andare a Kawaguchiko, un paese vicino al monte Fuji meta della tappa successiva a Tokyo. 

