mercoledì, 25 novembre 2009
Maestri imbattibili di Krav Maga
Come promesso ecco la descrizione degli eventi che, all’interno del post “Come diventare maestri imbattibili” mi ha fatto venire in mente la strategia “Dimostrativa/Educativa”
Riporto un breve passaggio e ricordo che il post è IRONICO (andatelo a leggere!) :
Quando dimostrate una tecnica colpite l’allievo con violenza.
Fategli male.
Fategli capire chi comanda.
Instillategli il terrore della vostra stessa presenza.
Deve tremare se solo alzate un braccio.
Siate spietati…
...funziona solo se in palestra si respira un clima da campo di concentramento...
… e voi siete l’SS che passa con occhi di ghiaccio…
Nessuno vi batterà mai…
MAI
… se vi basta alzare un braccio.

Fategli male.
Fategli capire chi comanda.
Instillategli il terrore della vostra stessa presenza.
Deve tremare se solo alzate un braccio.
Siate spietati…
...funziona solo se in palestra si respira un clima da campo di concentramento...
… e voi siete l’SS che passa con occhi di ghiaccio…
Nessuno vi batterà mai…
MAI
… se vi basta alzare un braccio.
Il mio primo impatto in assoluto con il Krav Maga è stato un impatto vero e proprio.
L’istruttore è un tipo abbastanza alto, di corporatura media, fisico asciutto da atleta.
Fa una presentazione sintetica del sistema e di se stesso poi, comincia subito con una piccola dimostrazione. Chiama uno dei nostri, lo fa mettere in guardia e dice.
“Give me a High Kick, please.”
Mario sciolto di gambe lancia un circolare. Ora non ricordo esattamente se l’istruttore si disturbò a mettere un bloccaggio o una qualche protezione. Quello che ricordo molto bene fu il piccolo spostamento di lato e il violento calcio nelle palle tirato liscio liscio.
Mario si piega in due senza emettere un suono che uno.
L’istruttore fa un’espressione sorpresa e poi chiede:
“No protection? ... No? ... Oh... Sorry...” con un tono del tipo... E vabbè che sarà mai...
L’istruttore in questione, militare e addestratore nelle forze armate belghe, era preparatore all’epoca dei caschi blu diretti ai territori della ex-Jugoslavia. Delle belle credenziali insomma e che malgrado si possa pensare il contrario non furono disattese nè per quanto riguarda la preparazione tecnica nè per quanto riguarda la didattica.
Alla fine dell’intensivo, infatti, visto che l'obiettivo era prepararci in tempi brevi, tutti avevamo raggiunto almeno lo standard nelle tecniche di base.
Quello che mi diede gli spunti in seguito per incasellare questo personaggio nel post ironico dei Maestri Imbattibili furono diversi eventi e qualche battuta dei miei compagni di avventura, in particolare Roberto che, per questo genere di cose ha spesso delle intuizioni geniali.
Vado a ruota libera descrivendo secondo l’ordine della mia memoria più che strettamente cronologico anche perché, a distanza di diversi anni, non ricordo dei vari stages che facemmo con lui, con precisione cosa accadde prima e cosa accadde dopo.
Quello che ricordo molto bene del primo appuntamento fu che ci maltrattò per benino, girando tra le varie coppie e preoccupandosi che ognuno di noi almeno una volta avesse avuto dimostrazione di come si dovessero eseguire le tecniche di Krav Maga.
Così di tanto in tanto durante la lezione si sentivano delle spiegazioni in un impasto di francese e inglese traballante e le urla dell’istruttore che eseguiva la tecnica (emetteva una specie di Kiai mentre tirava i colpi)
La comunicazione verbale non era il suo forte ma malgrado qualche episodio isolato si faceva capire benissimo.
Tore si beccò una procedura di ammanettamento ma a causa di una vecchia frattura al gomito il braccio il braccio rimaneva comunque piegato e la leva per portarlo pancia a terra non veniva bene. Così l’istruttore urlava forzando la leva di girarsi, qualcuno di noi urlava che il gomito non poteva raddrizzarsi di più, Tore urlava per il dolore al braccio.
Per qualche secondo urlarono tutti qualcuno in inglese qualcuno in francese. Vista dall’esterno una situazione assurda e comica allo stesso tempo.
La mattina trascorre così. Un volontario viene richiesto per la spiegazione di una tecnica. Maltrattato un paio di volte. Quindi l’istruttore gira e coppia per coppia controlla che vada tutto bene e quando occorre da nuova dimostrazione.
Sul finire della mattinata quando ormai i volontari cominciano a scarseggiare, durante una delle sue dimostrazioni Roberto ha un’illuminazione.
“Lo senti come abbaia? Sembra un SS dei campi di concentramento... E noi gli ebrei che devono lavorare sotto il suo comando. Ogni tanto lui urla e bastona qualcuno mentre tutti stanno zitti zitti facendo finta di nulla.”
La sera lo stage si sposta in un centro di vigilanza.
Si ripete la stessa scena della mattina da noi. Si presenta. Spiega il sistema e poi mostra una tecnica per portare a terra una persona che sta dando problemi.
Chiama uno dei vigilantes e gli spiega che deve recitare la parte della persona che sta dando problemi mentre lui avrebbe fatto quella del vigilantes. Almeno così capiamo noi... Non sappiamo se sia lo stesso per il povero ragazzo in divisa...non che abbia molta importanza. Non appena fa una mossa un po’ brusca il nostro istruttore SS infila gli infila due dita in gola serrandogli il collo e lo sbatte al suolo.
Il tipo tossichierà poi per tutta la sera.
Il giorno seguente stesso copione. Una bella dimostrazione di forza e poi, fatto capire chi comanda inizio della lezione vera e propria con qualche richiamo di tanto in tanto al concetto “io sono il maschio alfa”.
Il primo weekend di addestramento ci lascia piuttosto provati. Sul finire dell’ultima sera ormai a lui bastava mimare una tecnica per ottenere effetti mirabolanti. Nessuno aveva voglia nè volontà per fare resistenza. Ancora un po’ e probabilmente avrebbe potuto metterci a terra anche a distanza, come si vede fare in alcuni video sull’uso del “KI” .
Nei successivi incontri il copione rimane immutato. Roberto comincia a soprannominarlo Sergente Zim, come uno dei protagonisti di “Fanteria dello Spazio” , il romanzo di Heinlein che, a mo’ di presentazione alle nuove reclute, sfida chiunque ad aggredirlo e dopo aver rotto un braccio all’aggressore si scusa con un : “mi spiace figliolo, forse ci sono andato un po’ pesante”
Ma è lui stesso involontariamente durante una delle sue pause a farci capire come funziona il suo metodo. Traduco per come ricordo.
“La mentalità militare è quella di mettere alla prova e sfidare l’istruttore. Bisogna far capire bene chi comanda”
... Così dopo non si hanno problemi.
Ed ecco qua la strategia per diventare maestri imbattibili del post.
Funziona di sicuro, posso garantirlo. Nessuno di noi osava fare resistenza e le tecniche gli uscivano benissimo.
Quello che posso dire a titolo strettamente personale è che un modo del genere di insegnare prescinde dalla volontà di far crescere l’allievo. Semplicemente non è il suo obiettivo primario.
In seguiti abbiamo cambiato diversi istruttori, nessuno di loro, anche se tutti addestratori di forze di pubblica sicurezza o di forze armate, ha mai avuto necessità di calcare la mano.
Di “Sergente Zim” mi rimangono delle buone basi di Krav Maga classico, una conchiglia in acciaio extra resistente e delle scene a ripensarci davvero assurde e in un certo qual modo divertenti:
Gianluca che attacca di coltello e si prende un pugno sul torace così forte da volare indietro; Alessio che a seguito di due gomitate sulla schena sperimenta lo spegnimento del cervello per qualche istante, Danilo che su minaccia di coltello prende un pugno in bocca a secco e mentre cerca di far colare meno sangue possibile sul parquet si becca il rimprovero perchè non aveva paradenti e il sottoscritto che guadagna un calcio in faccia perchè in leva a terra probabilmente si muove troppo... O forse gli stavo sulle palle, chissà...
P.S.
Il film rende molto poco il romanzo (anch'esso ironico) di Heilein ma vale comunque una visione.
Metto un link ad una selezione delle scene migliori.
Quella del braccio è a 4:40
Scuoladarmi alle 09:36 in: riflessioni, ricordi, maestri, surreale, ironia, arti marziali, allenamento, comicità , calci, difesa personale, coltello, krav maga
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“In un tempo sufficientemente lungo il tuo indice di sopravvivenza scende a zero.”