mercoledì, 02 luglio 2008

La vera difesa personale


boratCi sono ambiti in cui la normale difesa personale non arriva.
Ovvero:
Come zittire una donna?
Come difendersi dagli artigli di un ebreo?
Come far si che la propria moglie smetta di stuprarci?

Dopo la lunghissima recensione di "Senza paura" ecco la difesa personale secondo Borat.
Buona visione!

Scuoladarmi alle 17:21 in: film, surreale, scazzo, stupro, comicità, difesa personale, antistupro
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lunedì, 30 giugno 2008

Senza paura!!!

...Ovvero tutte le mosse di Eva Kent

evakant_newsUn libro inutile sulla difesa personale.
No, davvero, alla stregua di: “Impara lo Judo con Putin”. Non se ne sentiva il bisogno eppure qualcuno l’ha scritto, qualcuno l’ha comprato e qualcuno l’ha letto.
La cosa peggiore forse la sto facendo io che lo recensisco.
lo so , in queste recensioni dovrei essere politically correct e a dirla tutta ho avuto tra le mani materiale ben peggiore (non moltissimo). Questo “prodotto” tecnicamente parlando galleggia senza infamia e senza lode nell’infinito limbo grigio dei testi di arti marziali dedicati alla difesa personale.
Verrebbe da dire senza infamia e senza lode, se già una considerazione del genere non coprisse d’infamia.
Ma veniamo a noi... anzi facciamo una premessa.


Che diavolo è la difesa personale?
Provo a dare una definizione che a mio parere si attaglia molto bene:
La difesa personale è quella competenza acquisita in breve tempo, ripassabile in ancor più breve tempo e che da il miglior rapporto possibile di efficienza sulla base delle risorse fisiche e psicologiche dell’individuo in relazione alla situazione da affrontare.
Vi gira il capo?
Ok... semplifichiamo.

Ho comprato un cellulare e voglio imparare come si fa e riceve una telefonata, come si manda un messaggio e come registrare i numeri sulla rubrica. In una parola voglio usare il mio nuovo cellulare per le operazioni di tutti i giorni. Se tutto va bene più tardi mi studierò meglio come cambiare suoneria.
Cosa faccio? Prendo la guida dell’utente, quelle quattro paginette quattro, e venti minuti dopo so usare il mio cellulare. Questa è la difesa personale.
Qualcosa di puramente funzionale al mio scopo.
Stop.

Credo non ci sia nulla di più fastidioso di un manuale meramente pratico che ti confonde con un sacco di informazioni inutili, lente da apprendere (in particolare senza insegnante accanto), difficili da tenere a mente e per lo più inservibili in un contesto quotidiano. Tutto il resto a dopo, per quando avremo tempo, per quando saremo abilissimi con le funzioni di base, per quando avremo voglia.

Invece, nei manuali di difesa personale (anche in altri campi a dire il vero) come questo troviamo nomi delle tecniche in giapponese, proiezioni (anche piuttosto complesse come la stessa autrice ammette candidamente... vorrei poi proprio vedere come si possono fare con le scarpe coi tacchi...) leve e controlli (a prescindere dalla fattività della tecnica... ma perché una donna aggredita dovrebbe voler controllare un uomo in una immobilizzazione?) accanto ad altre percussioni invece molto valide.
Ad aggravare la situazione le scenette grottesche ( ma qua l’autrice c’entra davvero poco) di Eva Kent che stordisce il proprio aggressore con degli auricolari che emettono gas lacrimogeno, ferisce e immobilizza il molestatore con una collana che emette liquido corrosivo, blocca il malvivente con un potente flash perché tanto lei ha le lenti a contatto schermate...

In definitiva potrei dire che è un peccato perché i consigli (presi dalle norme precauzionali dei corsi americani) sono per lo più corretti anche se sovradimensionati rispetto alla nostra realtà e diverse tecniche sono validissime. Ma il problema non è quello.


Il fatto è che quando compro un prodotto vorrei che rispondesse a dei requisiti minimi che giustifichino i soldi spesi. Senza paura incorre nell’errore tipico di questo genere di libri: dare una visione sbagliata della difesa personale:
24_8
Un qualcosa per cui è necessario un duro allenamento anziché un allenamento mirato;
Una visione idealizzata delle forze in campo, della genesi, sviluppo e conclusione dell’atto predatorio.
Uno studio pressoché assente di quelli che sono i riflessi naturali e di come sfruttarli per usare a nostro vantaggio non solo il nostro corpo come arma/scudo ma anche l’ambiente circostante e gli oggetti.
Per concludere una chicca da “Tecniche di dissuasione” (in caso di un estraneo che deve entrare in casa):
“Stabilisci subito la durata (la più breve possibile) dell’incontro, con la scusa che  Deve arrivare Carlone da un momento all’altro.

Ma chi ha un amico che si chiama Carlone!?!?!?!?
... Forse Putin...
Scuoladarmi alle 12:29 in: recensioni, libro, arti marziali, judo, difesa personale, antistupro
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lunedì, 26 maggio 2008

Tecniche old style

Si può arrivare al grottesco. Come no.
Ieri mentre spiegavo uno dei sistemi per uscire dalla posizione di “guardia”
(vedi foto
BJJU+031 al lato) ho avuto un flash e mi sono ricordato di una delle prime sequenze di “difesa personale femminile” mirata all’anti-stupro che ho visto su questa situazione.

Tanto tempo fa... così tanto che avevo ancora i capelli ed erano così folti che avevo difficoltà a tenerli a bada. ... per darvi un quadro del tempo trascorso: tiravo anche i calci volanti... e la chiudo qui.

Comunque...
Praticamente per uscire da quella situazione la donna avrebbe dovuto afferrare saldamente un braccio, tirarlo a se, muovere il bacino all’infuori tenendo il braccio 17703811.G240armbarfromguarddell’aggressore aderente a se, infilare la gamba pari al braccio sulla faccia, spingere con le gambe mantenendo il braccio avverso a contatto in modo che il gomito non sfugga, realizzare la chiave al braccio.
“...con attenzione, perché il braccio si potrebbe anche rompere...”
eggià... mai esagerare...

Adesso, l’idea che una donna possa realizzare una cosa del genere si scontra con le seguenti considerazioni:

che in una situazione drammatica come lo stupro possa realizzare un’azione che è complessa anche solo da descrivere ( guardate foto in alto se volete avere un’idea di cosa sia la tecnica descritta),

che richiede grande coordinazione, velocità e una certa “grinta” nel portarla a termine,

che probabilmente è più leggera e meno forte del suo aggressore,

che si trova a dover tenere una leva, a meno che non sia abbastanza forte da rompere il braccio... davvero poco probabile, e che dunque non sta guadagnando nessuna possibilità di fuga .

La cosa mi ha fatto ridere parecchio. Tecniche davvero figlie di altri tempi.
Davvero allora credo che non si avesse la minima concezione di ciò che era anche solo minimamente plausibile se si pensa che la leva in questione è difficile da realizzare anche per un uomo che lotta con un altro uomo.

Per rinfrescarmi la memoria allora sono andato a rivedermi un grande classico della difesa personale femminile “old style”: Manuale di autodifesa delle donne.
Una meraviglia, se lo trovate (è parecchio fuori produzione), compratelo subito e tenetevelo ben stretto perché l’autore inanella una perla di saggezza dietro l’altra.

Cito i suoi consigli in caso di stupro:

Per la serie: “Basta che respiri. Ma va bene anche se non è troppo fredda.”

“Non pensate che basti aver superato i 25 anni o essere minori di 16 per essere al sicuro; anche una cinquantenne o una sessantenne può essere desiderabile. Se è vero che una donna giovane e bella rischia maggiormente di essere aggredita sessualmente, i fatti dimostrano che non sempre gli stupratori badano all’età e all’aspetto delle loro vittime.”

Pe la serie: “Grazie, ora che lo so sono molto più tranquilla.”

“Esiste una sola tecnica che permette all’aggressore di violentarvi senza che possiate reagire. Fortunatamente la userà raramente , per ignoranza. L’uomo vi dovrebbe stendere sul ventre voltandovi le braccia sulla schiena e tenendole ferme con il peso del petto. In tal modo avrebbe le mani libere per allargarvi le cosce. (...) avete tuttavia una piccolissima possibilità: il colpo della giumenta infuriata.”

Dite la verità... volete conoscere questo colpo vero?
Eccolo... con tutte le varianti ... buon divertimento.

“Sollevate la testa con violenza per colpire al naso il vostro aggressore. Se, diffidente, mette la testa accanto alla vostra per proteggersi il naso o, romantico, per sussurrarvi i suoi stati d’animo, non vi resta che un tentativo: girare la testa verso di lui e strappargli l’orecchio con un morso.”

...Che brutalità... che barbarie...
Scuoladarmi alle 11:04 in: , arti marziali, scazzo, stupro, comicità, difesa personale, antistupro
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