domenica, 23 agosto 2009
Una nuova alba sul Monte Fuji
Mi piace l’idea di ritornare in Giappone.
Sono partito pensando che sarebbe stato un viaggio da “una volta sola nella vita”, pensando che tutto sommato non sarebbe stato così straordinario e che al ritorno non avrei sentito nostalgia o mancanze di sorta.
Invece, passano i giorni... e a breve sarà ormai un mese, e l’idea di ritornarci piace.
Mi piace tenere quest’idea come il piccolo premio a coronamento di un qualche traguardo.
Beh, non proprio piccolo... sto puntando piuttosto in alto... e allora aggiungerci una sfida che per tanti motivi è rimasta incompiuta: la scalata sacra sul monte Fuji.

Sono partito pensando che sarebbe stato un viaggio da “una volta sola nella vita”, pensando che tutto sommato non sarebbe stato così straordinario e che al ritorno non avrei sentito nostalgia o mancanze di sorta.
Invece, passano i giorni... e a breve sarà ormai un mese, e l’idea di ritornarci piace.
Mi piace tenere quest’idea come il piccolo premio a coronamento di un qualche traguardo.
Beh, non proprio piccolo... sto puntando piuttosto in alto... e allora aggiungerci una sfida che per tanti motivi è rimasta incompiuta: la scalata sacra sul monte Fuji.
Ecco un resoconto condensato di quella giornata.
Vicino al Monte Fuji, ci sono tutta una serie di piccole cittadine turistiche molto più rustiche rispetto alla vita frenetica delle megalopoli. L’altra faccia del Giappone (almeno di ciò che può vedere un turista) l’abbiamo vista lì.
L’inglese, sconosciuto anche nei cartelli se non nelle zone di altissima affluenza turistica, diventa una lingua di cui si conoscono alcune fondamentali parole.
Capirsi tra inchini, sorrisi, gesti e disegnini, è affare che richiede un certo impegno ma che riserva momenti di grande divertimento... noi abbiamo organizzato la nostra gita sul Monte Fuji con un ragazzo che sembrava la versione più in carne di Hiro Nakamura, il personaggio di Heroes.

Vi posso garantire un vero spasso... faceva anche lo stesso gesto di sistemarsi gli occhiali.
La scalata dura sei ore ad andare e tre a discendere, ci viene spiegato, per cui la partenza per chi vuole fare tutto in giornata è alle tre e mezza del del mattino, per vedere il sorgere del sole assieme ad un gruppo che va appositamente per quello e poi si inizia.
Dopo un’oretta di pullman, durante il quale l’autista con l'interfono ha parlato ininterrottamente per tutto il viaggio, (un incubo) arriviamo.
Tira un vento terrificante e fa un freddo tale che rende ridicoli gli indumenti da montagna miei e di Roberta.
Il tempo di vedere l’alba, gridare “Banzai!” (Evviva) assieme a tutti gli altri e tornare barcollando al rifugio e ho le dita delle mani congelate.
Il nostro piano di scalata viene immediatamente ridimensionato ad un “compriamo qualche souvenir, facciamoci una mezza dormita in albergo e poi giriamoci la cittadina”.
A parziale consolazione il fatto che anche un altro turista straniero attrezzato per la scalata come se si preparasse ad una missione in Antartide, dopo poche centinaia di metri è tornato con le orecchie basse al pullman assieme a noi.
Così è stato che la nostra scalata del Monte Fuji è diventata il giro del lago Kawaguchiko.
Sei orette buone di camminata durante le quali abbiamo ammirato il bellissimo lago, i boschi adiacenti ad esso, un gruppo di scolari e scolarette di una scuola cattolica in posa per le foto di gruppo, dei fantastici giardini e, ovviamente, il Monte Fuji da ogni angolo e prospettiva.

Ora attendo una nuova alba.
Griderò nuovamente banzai.
Prenderò il bastone rituale con cui i pellegrini cadenzano il passo...
... e giungerò alla vetta.
Giunto là, abbracciato a mia moglie, mi godrò il tramonto.
Griderò nuovamente banzai.
Prenderò il bastone rituale con cui i pellegrini cadenzano il passo...
... e giungerò alla vetta.
Giunto là, abbracciato a mia moglie, mi godrò il tramonto.










Prima di partire pensavo che il Manga fossero delle caricature, delle distorsioni della vita reale, beh, anche se sicuramente non si vedono ragazzette tirare calci volanti perché qualcuno ha attentato alla loro virtù (ma non posso esserne sicuro non essendo mai entrato in una delle loro scuole) moltissime cose e loro stessi mi hanno ricordato ciò che ho visto nei fumetti giapponesi.
La scena però più impressionante, pensandoci a ritroso, l’ho vissuta in un albergo tradizionale in cui di ritorno da un bagno “alla giapponese”, ovvero immerso nell’acqua calda a lessarmi, in Yukata (la loro vestaglia da riposo) e ciabattine chiamo l’ascensore per tornarmene in camera.
Ma il super premio per quel negozio lo vinceva a mio parere la pubblicità della “mano smanettona”. Si perché alcuni prodotti “di punta” avevano in onda, in piccoli schermi piatti in giro per il negozio, delle pubblicità con tutorial sull’utilizzo dello “strumento da sollazzo”.



Partiamo per andare a Kawaguchiko, un paese vicino al monte Fuji meta della tappa successiva a Tokyo.