mercoledì, 17 giugno 2009
Tirando le fila dei Barbari
Coraggio... questo post è l'ultimo della serie...

Il cambiamento è tutto intorno a noi... in noi... siamo noi.
Allo stesso tempo è difficile percepirlo.
Così come ciò che è troppo lento ma pur presente (il moto terrestre ad esempio) allo stesso modo di ciò che è tanto veloce da sembrare altro ... e produrre altro (i fotogrammi di una pellicola cinematografica).
Le arti marziali non fanno differenza. cambiano anch’esse e sono allo stesso tempo esse stesse in qualche modo origine e motivo del cambiamento. A volte repentino. A volte appena percettibile.
Riassumo.... e organizzo.
La situazione è questa: I sistemi di arti marziali tradizionali subiscono la concorrenza e l’influenza di nuovi metodi (I barbari). Alcuni orientati allo stesso scopo, come i sistemi di difesa personale di matrice militare; altri sbilanciati verso l’aspetto sportivo-competitivo come il Brasilian Ju Jutsu, il Sambo, la Shootfighting e i sistemi di MMA in genere.
Altri ancora a cavallo dei due, cui includiamo le varie tipologie di Jeet Kune Do e i sistemi di street fighting.
I nuovi barbari delle arti marziali contestano l’efficacia... contestano la validità della tradizione... contestano i tempi necessari per conseguire risultati utili ... contestano la filosofia dietro l’allenamento ma soprattutto la necessità di averne una.
Se dovessi individuare gli elementi caratteristici di questa “rivoluzione” direi:
Il “Tempo” ... anzitutto.
Non abbiamo più così tanto tempo da dedicare a ciò che sia estraneo al nostro lavoro. Spesso viviamo nei ritagli e quei ritagli vogliamo che fruttino al meglio.
E’ l’epoca dei tutorial dei manuali di istruzioni con le direttive rapide per iniziare subito, dei telefilm con storie condensate in venti minuti, della palestra in pausa pranzo.
Chi ha più così tanto tempo da investire in un’attività totalizzante come un’arte marziale tradizionale? ...oltre a chi la insegna intendo.
Gli “spazi” ...subito dopo.
“Dojo” non ha nulla a che vedere con palestra. La sacralità di un luogo riservato univocamente ad una pratica... pensato, realizzato e attrezzato a quello scopo è qualcosa di abbondantemente fuori dai nostri tempi.
Il Dojo di Karate era tale e basta. Al limite negli orari liberi della mattina si teneva qualche corso di ginnastica dolce o yoga. Oggi la parola magica è “polifunzionale”.
Così trovate tranquillamente insegne in cui si accomuna “Shotokan” e “Balli caraibici” . Nessuna vergogna, i tempi cambiano e il Dojo non esiste nemmeno più come concetto.
La pratica e i risultati, infine.
Ripercorrete i passaggi che fate quando installate un software nuovo.
Lo installate, lo aprite e poi iniziate ad usarlo. la lettura di un manuale di istruzioni è riservata a chi ci lavora in modo professionale. per tutto il resto è il software stesso che vi spiega come essere usato o è talmente intuitivo da non necessitare di istruzioni particolari.
Tutto il resto non trova spazio.
Il rapporto pratica/risultati deve essere in attivo quasi da subito e dare progressivamente risultati sempre migliori. Cosa rispondereste all’istruttore di bodybuilding se vi dicesse che prima di un anno non vedrete il benché minimo risultato?
Le arti marziali, proprio perché arti, richiedono tempo, pazienza e dedizione.
O, in una parola: “fede” ...
E’ la classica storia di una donna di cui si è innamorati e che ci richiede tempo per decidere se contraccambiare il nostro amore. Tempo, pazienza e dedizione... nessuna garanzia che poi si venga ricambiati.
Forse vi aspettavate qualcosa di diverso.
Forse vi aspettavate in un qualche salvataggio all’ultimo, in cui la tradizione riesce in qualche modo a sopravvivere anche nel nuovo e a rinnovarsi attraverso esso (il brasilian ju jutsu sarebbe stato un esempio ottimo... ed anche il Jeet Kune Do perché no?).
In tal modo i nuovi barbari avrebbero apprezzato ciò che c’era di utile nei sistemi tradizionali, tenendo in vita il sapere della civiltà che avevano conquistato e, in parte, distrutto.
Esempio storico i “barbari” romani che, conquistata la Grecia vennero a loro volta conquistati dalla sua cultura.
Purtroppo, a mio parere, le cose non stanno così.
Mancano le condizioni perché possa essere così: di tempo, di spazio e di “fede”.
mancano le condizioni anche solo per analizzare perché così non possa essere.
Questo ciclo di post in tal senso è un qualcosa che già non trova posto nel nuovo universo dei “barbari delle arti marziali” così come il fatto , se lo avete fatto, di averli letti tutti!
Quindi?
Credo che sia giusto farsi una ragione del fatto che le arti marziali tradizionali presto o tardi cederanno definitivamente il passo. Diventeranno oggetto di culto come oggi sono i videogames anni ottanta per i retrogamers, o le produzioni indipendenti per gli amanti del cinema.
Qualcosa che, se piace, va vissuto proprio come l’amore romantico cortese, quello dei romanzi cavallereschi per intenderci: in cui si ama a prescindere dall’essere ricambiati.
Scuoladarmi alle 16:55 in: riflessioni, diario, arti marziali, ricerca, barbari
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Non credo che i “barbari delle arti marziali” rispondano per lo più a un obiettivo preciso.