lunedì, 20 aprile 2009
La calata dei Barbari
Ogni viaggio inizia con un passo.
Così, comincio questa breve serie di post su come il mondo delle arti marziali, a mio personalissimo parere, sia cambiato e stia cambiando adattandosi ai tempi... o più spesso cercando di resistervi.
Un mondo, invaso, popolato e, in certi ambiti, colonizzato dai Barbari.
No, non è sempre stato così ma l’invasione è stata repentina, tanto che uno come me, relativamente giovane, ha fatto a tempo a viverla almeno per quanto riguarda la prima ondata.
Ho visto le città sacre delle arti marziali tradizionali prese d’assalto e opporre una fiera resistenza, chiudersi a riccio ma allo stesso tempo non sono mancati i casi si è simpatizzato con il “nemico” secondo la logica “...se non puoi batterli...”
Molto più raramente si è cercata la via difficile di mantenere la propria identità pur accettando e facendo proprie idee nuove.
L’ho visto tutto questo e l’ho visto perché io ero tra quei barbari.
Viviamo tempi di cambiamento nei quali le vecchie conoscenze, la tradizione e il sentire comune vengono rimesse in gioco, anzi, letteralmente travolte da una mole di informazioni nemmeno immaginabile in passato. Le arti marziali, la pratica che dura una vita, la filosofia del combattimento, la ricerca, ardua, della perfezione del gesto... chi ha più il tempo per farla? Dieci anni, venti anni per conseguire risultati? Inconcepibile al giorno d’oggi.
Eccoli allora i barbari del tutto e subito calare e distruggere tutto ciò che “non serve” secondo la logica del tutto-e-subito: Jeet Kune Do, Krav Maga, Systema, Street Fight System, MMA...
Niente tradizione, niente filosofia, niente fronzoli. Se serve adesso va bene.
Se per adesso si intende oggi, non quest’anno.
Ma quest’invasione non è venuta dall’esterno, o meglio, non solo.
L’invasione delle cittadelle delle arti marziali molto spesso ha richiesto che qualcuno aprisse la porta sul retro.
Alla prossima puntata...
Un mondo, invaso, popolato e, in certi ambiti, colonizzato dai Barbari.
No, non è sempre stato così ma l’invasione è stata repentina, tanto che uno come me, relativamente giovane, ha fatto a tempo a viverla almeno per quanto riguarda la prima ondata.
Ho visto le città sacre delle arti marziali tradizionali prese d’assalto e opporre una fiera resistenza, chiudersi a riccio ma allo stesso tempo non sono mancati i casi si è simpatizzato con il “nemico” secondo la logica “...se non puoi batterli...”
Molto più raramente si è cercata la via difficile di mantenere la propria identità pur accettando e facendo proprie idee nuove.
L’ho visto tutto questo e l’ho visto perché io ero tra quei barbari.
Viviamo tempi di cambiamento nei quali le vecchie conoscenze, la tradizione e il sentire comune vengono rimesse in gioco, anzi, letteralmente travolte da una mole di informazioni nemmeno immaginabile in passato. Le arti marziali, la pratica che dura una vita, la filosofia del combattimento, la ricerca, ardua, della perfezione del gesto... chi ha più il tempo per farla? Dieci anni, venti anni per conseguire risultati? Inconcepibile al giorno d’oggi.
Eccoli allora i barbari del tutto e subito calare e distruggere tutto ciò che “non serve” secondo la logica del tutto-e-subito: Jeet Kune Do, Krav Maga, Systema, Street Fight System, MMA...
Niente tradizione, niente filosofia, niente fronzoli. Se serve adesso va bene.
Se per adesso si intende oggi, non quest’anno.
Ma quest’invasione non è venuta dall’esterno, o meglio, non solo.
L’invasione delle cittadelle delle arti marziali molto spesso ha richiesto che qualcuno aprisse la porta sul retro.
Alla prossima puntata...
Scuoladarmi alle 19:42 in: riflessioni, ricordi, diario, arti marziali
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Beh, anzitutto: Grazie Lorenzo!