lunedì, 30 giugno 2008
Senza paura!!!
...Ovvero tutte le mosse di Eva Kent
Un libro inutile sulla difesa personale.
No, davvero, alla stregua di: “Impara lo Judo con Putin”. Non se ne sentiva il bisogno eppure qualcuno l’ha scritto, qualcuno l’ha comprato e qualcuno l’ha letto.
La cosa peggiore forse la sto facendo io che lo recensisco.
lo so , in queste recensioni dovrei essere politically correct e a dirla tutta ho avuto tra le mani materiale ben peggiore (non moltissimo). Questo “prodotto” tecnicamente parlando galleggia senza infamia e senza lode nell’infinito limbo grigio dei testi di arti marziali dedicati alla difesa personale.
Verrebbe da dire senza infamia e senza lode, se già una considerazione del genere non coprisse d’infamia.
Ma veniamo a noi... anzi facciamo una premessa.
Che diavolo è la difesa personale?
Provo a dare una definizione che a mio parere si attaglia molto bene:
La difesa personale è quella competenza acquisita in breve tempo, ripassabile in ancor più breve tempo e che da il miglior rapporto possibile di efficienza sulla base delle risorse fisiche e psicologiche dell’individuo in relazione alla situazione da affrontare.
Vi gira il capo?
Ok... semplifichiamo.
Ho comprato un cellulare e voglio imparare come si fa e riceve una telefonata, come si manda un messaggio e come registrare i numeri sulla rubrica. In una parola voglio usare il mio nuovo cellulare per le operazioni di tutti i giorni. Se tutto va bene più tardi mi studierò meglio come cambiare suoneria.
Cosa faccio? Prendo la guida dell’utente, quelle quattro paginette quattro, e venti minuti dopo so usare il mio cellulare. Questa è la difesa personale.
Qualcosa di puramente funzionale al mio scopo.
Stop.
Credo non ci sia nulla di più fastidioso di un manuale meramente pratico che ti confonde con un sacco di informazioni inutili, lente da apprendere (in particolare senza insegnante accanto), difficili da tenere a mente e per lo più inservibili in un contesto quotidiano. Tutto il resto a dopo, per quando avremo tempo, per quando saremo abilissimi con le funzioni di base, per quando avremo voglia.
Invece, nei manuali di difesa personale (anche in altri campi a dire il vero) come questo troviamo nomi delle tecniche in giapponese, proiezioni (anche piuttosto complesse come la stessa autrice ammette candidamente... vorrei poi proprio vedere come si possono fare con le scarpe coi tacchi...) leve e controlli (a prescindere dalla fattività della tecnica... ma perché una donna aggredita dovrebbe voler controllare un uomo in una immobilizzazione?) accanto ad altre percussioni invece molto valide.
Ad aggravare la situazione le scenette grottesche ( ma qua l’autrice c’entra davvero poco) di Eva Kent che stordisce il proprio aggressore con degli auricolari che emettono gas lacrimogeno, ferisce e immobilizza il molestatore con una collana che emette liquido corrosivo, blocca il malvivente con un potente flash perché tanto lei ha le lenti a contatto schermate...
In definitiva potrei dire che è un peccato perché i consigli (presi dalle norme precauzionali dei corsi americani) sono per lo più corretti anche se sovradimensionati rispetto alla nostra realtà e diverse tecniche sono validissime. Ma il problema non è quello.
Il fatto è che quando compro un prodotto vorrei che rispondesse a dei requisiti minimi che giustifichino i soldi spesi. Senza paura incorre nell’errore tipico di questo genere di libri: dare una visione sbagliata della difesa personale:

Un qualcosa per cui è necessario un duro allenamento anziché un allenamento mirato;
Una visione idealizzata delle forze in campo, della genesi, sviluppo e conclusione dell’atto predatorio.
Uno studio pressoché assente di quelli che sono i riflessi naturali e di come sfruttarli per usare a nostro vantaggio non solo il nostro corpo come arma/scudo ma anche l’ambiente circostante e gli oggetti.
Per concludere una chicca da “Tecniche di dissuasione” (in caso di un estraneo che deve entrare in casa):
“Stabilisci subito la durata (la più breve possibile) dell’incontro, con la scusa che Deve arrivare Carlone da un momento all’altro.”
Ma chi ha un amico che si chiama Carlone!?!?!?!?
Un libro inutile sulla difesa personale. No, davvero, alla stregua di: “Impara lo Judo con Putin”. Non se ne sentiva il bisogno eppure qualcuno l’ha scritto, qualcuno l’ha comprato e qualcuno l’ha letto.
La cosa peggiore forse la sto facendo io che lo recensisco.
lo so , in queste recensioni dovrei essere politically correct e a dirla tutta ho avuto tra le mani materiale ben peggiore (non moltissimo). Questo “prodotto” tecnicamente parlando galleggia senza infamia e senza lode nell’infinito limbo grigio dei testi di arti marziali dedicati alla difesa personale.
Verrebbe da dire senza infamia e senza lode, se già una considerazione del genere non coprisse d’infamia.
Ma veniamo a noi... anzi facciamo una premessa.
Che diavolo è la difesa personale?
Provo a dare una definizione che a mio parere si attaglia molto bene:
La difesa personale è quella competenza acquisita in breve tempo, ripassabile in ancor più breve tempo e che da il miglior rapporto possibile di efficienza sulla base delle risorse fisiche e psicologiche dell’individuo in relazione alla situazione da affrontare.
Vi gira il capo?
Ok... semplifichiamo.
Ho comprato un cellulare e voglio imparare come si fa e riceve una telefonata, come si manda un messaggio e come registrare i numeri sulla rubrica. In una parola voglio usare il mio nuovo cellulare per le operazioni di tutti i giorni. Se tutto va bene più tardi mi studierò meglio come cambiare suoneria.
Cosa faccio? Prendo la guida dell’utente, quelle quattro paginette quattro, e venti minuti dopo so usare il mio cellulare. Questa è la difesa personale.
Qualcosa di puramente funzionale al mio scopo.
Stop.
Credo non ci sia nulla di più fastidioso di un manuale meramente pratico che ti confonde con un sacco di informazioni inutili, lente da apprendere (in particolare senza insegnante accanto), difficili da tenere a mente e per lo più inservibili in un contesto quotidiano. Tutto il resto a dopo, per quando avremo tempo, per quando saremo abilissimi con le funzioni di base, per quando avremo voglia.
Invece, nei manuali di difesa personale (anche in altri campi a dire il vero) come questo troviamo nomi delle tecniche in giapponese, proiezioni (anche piuttosto complesse come la stessa autrice ammette candidamente... vorrei poi proprio vedere come si possono fare con le scarpe coi tacchi...) leve e controlli (a prescindere dalla fattività della tecnica... ma perché una donna aggredita dovrebbe voler controllare un uomo in una immobilizzazione?) accanto ad altre percussioni invece molto valide.
Ad aggravare la situazione le scenette grottesche ( ma qua l’autrice c’entra davvero poco) di Eva Kent che stordisce il proprio aggressore con degli auricolari che emettono gas lacrimogeno, ferisce e immobilizza il molestatore con una collana che emette liquido corrosivo, blocca il malvivente con un potente flash perché tanto lei ha le lenti a contatto schermate...
In definitiva potrei dire che è un peccato perché i consigli (presi dalle norme precauzionali dei corsi americani) sono per lo più corretti anche se sovradimensionati rispetto alla nostra realtà e diverse tecniche sono validissime. Ma il problema non è quello.
Il fatto è che quando compro un prodotto vorrei che rispondesse a dei requisiti minimi che giustifichino i soldi spesi. Senza paura incorre nell’errore tipico di questo genere di libri: dare una visione sbagliata della difesa personale:

Un qualcosa per cui è necessario un duro allenamento anziché un allenamento mirato;
Una visione idealizzata delle forze in campo, della genesi, sviluppo e conclusione dell’atto predatorio.
Uno studio pressoché assente di quelli che sono i riflessi naturali e di come sfruttarli per usare a nostro vantaggio non solo il nostro corpo come arma/scudo ma anche l’ambiente circostante e gli oggetti.
Per concludere una chicca da “Tecniche di dissuasione” (in caso di un estraneo che deve entrare in casa):
“Stabilisci subito la durata (la più breve possibile) dell’incontro, con la scusa che Deve arrivare Carlone da un momento all’altro.”
Ma chi ha un amico che si chiama Carlone!?!?!?!?
... Forse Putin...
Scuoladarmi alle 12:29 in: recensioni, libro, arti marziali, judo, difesa personale, antistupro
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Qualche settimana fa in occasione di una riunione di “ripasso” di PNL con annessa consegna dei diplomi ho rincontrato Andrea. Ad Andrea, che si occupa di traduzioni a livello professionale, devo un metodo che ho utilizzato con successo per migliorare il mio inglese passando (come gli scrissi per complimentarmi) dal livello Totò & Peppino (noyo voluvuon savùar l’indirìss) a quello De Sica - Boldi (exchiusmì didyouhave seen a young girl called Monica? Yes, a young girl, with two big baloons... dù sisson... insomm, un bèl figòn)... che come potete notare dal nome dato a questo blog rimane attualmente il mio livello standard.